[Test] Canyon Sender CF 8.0

[Test] Canyon Sender CF 8.0

24/08/2016
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24/08/2016

Autore: Francesco Mazza

A fine Marzo di quest’anno abbiamo avuto il piacere di provare in anteprima la Canyon Sender in compagnia di Fabien Barel e dei velocissimi ingegneri del brand tedesco. Un appuntamento importante per Canyon quello della presentazione della sua nuova bici da DH race, dato che fondamentalmente ha rappresentato un punto di svolta per l’azienda capostipite del concetto di vendita diretta online che con la Sender va a sostituire, nel segmento DH race, quella che è stata la bici con la quale ha esordito e si è fatta conoscere nel mondo della MTB, ovvero la Torque.

Per dare un seguito all’esperienza del first ride in Portogallo, ci siamo fatti recapitare da Canyon una Sender CF 8.0 per un test maggiormente approfondito, che abbiamo eseguito in alcuni bike park del nord Italia e della Svizzera, ma soprattutto in una sessione di prove di 8 giorni consecutivi in 4 delle località del comprensorio di Portes du Soleil: Châtel, Morzine, Les Gets e Morgins. Abbiamo scelto per il test l’allestimento 8.0 che rappresenta il livello intermedio tra i 3 allestimenti proposti da Canyon, quindi differente dall’allestimento top utilizzato durante il primo contatto della presentazione, perchè riteniamo che, grazie alla scelta dei componenti e al prezzo, questo allestimento possa essere il più interessante in termini di vendite: accessibile, ma senza dover rinunciare a nulla.

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Analisi statica

Canyon con la Sender introduce numerose interessanti feature che esporremo in modo sintetico in questa prima parte dell’analisi statica, ma che meritano di essere approfondite nell’articolo di presentazione, dove abbiamo dedicato uno spazio molto ampio a tutte le caratteristiche del telaio.

La costruzione del triangolo anteriore è in carbonio a fibre miste, con spessore complessivo generoso per favorire robustezza e rigidezza, mentre il carro e i leveraggi sono realizzati in lega di alluminio. Il cinematismo si basa su un quadrilatero con giunto Horst che si occupa di gestire il percorso ruota, mentre la compressione dell’ammortizzatore è indiretta ed è gestita da una coppia di leveraggi che funzionano in modalità Pull. Il carro si articola su cuscinetti sigillati mentre i leveraggi, subendo meno torsioni e flessioni grazie al sistema Pull, sono dotati di boccole plastiche dello stesso materiale delle boccole che Fox usa per gli ammortizzatori. Su questi snodi inoltre è previsto un movimento flottante laterale di pochi decimi di millimetro che serve a compensare eventuali flessioni del carro permettendo all’ammortizzatore e ai leveraggi che lo comprimono di lavorare sempre in linea.

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Grazie ai leveraggi addizionali, i progettisti hanno formulato una curva di compressione suddivisa in 3 parti principali, armonizzando il comportamento degli ammortizzatori ad aria di cui è dotata la Sender – nel caso specifico della Sender 8.0 un RockShox Vivid Air R2C – in modo che la prima parte sia molto sensibile, fino alla zona sag, successivamente diventi più stabile e lineare per sfruttare l’escursione mantenendo efficacia della trasmissione e infine diventi moderatamente progressiva per contrastare i fondocorsa, lasciando però che questo venga gestito anche dai Token degli stessi ammortizzatori, per una maggiore personalizzazione del tuning.

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Canyon consiglia di settare l’ammortizzatore al 30% di sag e per facilitarne la messa a punto ha dotato lo snodo superiore della sospensione di un pratico indicatore che segnala il corretto sag, facilmente individuabile stando comodamente in posizione di riding e quindi senza doversi sbilanciare, rischiando di compromettere la misurazione.

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In abbinamento al Vivid Air, la forcella è una RockShox BoXXer Team con 3 Token di precarico inseriti di serie, che ha iniziato a dare il meglio di sé in termini di fluidità dopo un paio di giornate piene di rodaggio. Abbiamo eliminato 2 dei 3 token per godere di un minor carico di stacco.

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L’angolo di sterzo è regolabile tramite calotte intercambiabili. Le calotte (superiore e inferiore) montate di serie sono quelle a 0°, che offrono un angolo di sterzo di 63°. Dopo qualche uscita abbiamo sostituito queste calotte con quelle di ricambio che modificano l’angolo di sterzo di +1° oppure -1°, in base al verso nel quale le si monta. La scelta è ricaduta sulla modifica a -1° per poter caricare maggiormente l’avantreno che con le calotte standard abbiamo trovato un po’ “corto”. Seguono maggiori dettagli nel paragrafo “In azione”.

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Anche il carro è regolabile su 2 posizioni, invertendo la sede del perno che si incastra nei drop out del carro e modificando quindi la lunghezza da 430mm a 446mm. Spostando la sede del perno occorre cambiare posizione anche al supporto della pinza freno, che è dotato anch’esso di 2 coppie di fori, una per ciascuna posizione preimpostata. Abbiamo utilizzato entrambe le configurazioni, preferendo infine la posizione a 430mm per i park in cui abbiamo girato ma per altre situazioni la possibilità di variare la lunghezza a 446mm è una feature effettivamente utile. Anche in questo caso seguiranno dettagli nella parte “In azione” dell’articolo.

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La trasmissione è mista, con cambio, comando e cassetta SRAM X01 DH a 7 velocità, catena KMC X11, guarnitura E*13 LG1+ in alluminio con corona anticaduta direct mount da 36 denti e guidacatena E*13 della serie LG1 con taco.

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Di casa E*13 anche le ruote, con il modello da DH in alluminio LG1+. La ruota libera non vi farà passare inosservati con il suo caratteristico sound rumoroso, ma al contempo offre ingaggi sempre pronti. Il cerchio posteriore ha subìto una bozza di una certa entità sulla spalla, nonostante la pressione di poco superiore ai 2bar, e la stessa ruota posteriore, dopo diverse giornate di riding intenso, ha iniziato a perdere tensionatura, ma il cerchio fortunatamente ha continuato a girare dritto.

Entrambe le ruote sono gommate Maxxis, con una coppia di Minion DHR II da 27.5×2.5 in mescola 3C, ovviamente doppia carcassa, che si sono rivelate ottime in termini di grip e di confidenza. Canyon ha scelto di equipaggiare la Sender con camere d’aria nonostante i cerchi delle LG1+ siano già predisposti con il nastro e purtroppo nella confezione di vendita non sono fornite la valvole UST che vanno quindi acquistate separatamente. Oltre al fatto di acquisire peso con le camere d’aria (Maxxis Freeride), la combinazione di cerchi nastrati e camere d’aria spesse rende difficile, anzi esasperante, il montaggio dei copertoni sul cerchio, proprio per via dell’ingombro del nastro e della camera.

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La combo di manubrio e attacco è fornita da Renthal, con un Fatbar Carbon da 780mm di larghezza per 20mm di rise retto da un attacco diretto Integra II da 50mm di lunghezza e 0° di inclinazione. Si tratta di un cockpit molto rigido ma al contempo estremamente confortevole e capace di dissipare le vibrazioni, complici anche le manopole Canyon DHX dalla mescola e dimensioni davvero azzeccate. Piccolo dettaglio riguardante le manopole: il diametro dei tappi esterni è talmente largo che finisce a filo della manopola e crea una fastidiosa pressione sul palmo della mano dato che la gomma della manopola si comprime, ma la plastica dei tappi non fa lo stesso. Abbiamo risolto semplicemente riducendo il diametro tramite una mola da banco, ma ancora più facilmente si possono sostituire i tappi con altri di dimensioni esterne minori.

Completa il trittico il reggisella SDG Micro I-Beam, che abbiamo tagliato di 4cm per abbassare alla giusta misura la sella, una SDG I-Fly caratterizzata da un rivestimento antiscivolo che assicura un grip eccezionale anche in condizioni di fango.

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I freni della Canyon Sender CF 8.0 sono un impianto SRAM Guide RSC con rotori Centerline da 180mm al posteriore e da 200mm all’anteriore. Il modello montato sulla bici in test è ancora dotato di pinza standard, quella ereditata dagli Avid X0 Trail per intenderci, mentre sulle prossime consegne dovrebbero esserci le nuove pinze S4.

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La cura dei dettagli costruttivi del telaio si nota anche dalla presenza di numerose protezioni e dalla loro qualità. La parte inferiore del tubo obliquo e parte dei suoi lati sono protetti da un guscio in gomma con mescola di durezza media, fissata al telaio tramite due viti e impreziosita dal logo Sender. Il carro sul lato della trasmissione è protetto dai colpi della catena grazie a un batticatena in gomma a doppia mescola, morbida sul lato superiore per attutire gli urti e più rigida nel resto della carcassa per non deformarsi. Anche l’interno del fodero superiore è protetto da una sottile protezione in gomma che però ha dimensioni insufficienti e nella zona più vicina alla cassetta abbiamo trovato alcuni segni di vernice leggermente sbeccata. Sul lato disco Canyon ha posizionato una protezione in mescola dura, minimale ma efficace, che protegge il carro dallo sfregamento dei talloni. A completare il kit di protezioni del telaio, i respingenti per gli steli della forcella che hanno anche funzione di porta di ingresso per le tubazioni all’interno del telaio, dove queste vengono accolte da un tubo di gomma all’interno del tubo obliquo che le guida ed elimina i rumori derivati dal loro movimento. Tutti questi dettagli concorrono a rendere la Sender apprezzabilmente silenziosa e a fornire ulteriore sensazione di solidità.

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Geometrie

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In azione

In sella alla Canyon Sender si apprezzano sin dai primi metri la facilità e la confidenza che ispirano le geometrie e il bilanciamento dei pesi. Perfettamente centrali sulla bici, si gode della distribuzione del peso bassa e centrale che si traduce in un comportamento di guida fluido e dalla risposta immediata. Il reach piuttosto lungo porta a spingere bene l’anteriore che tuttavia abbiamo trovato un po’ corto come distanza front-center, quindi abbiamo scelto la configurazione a 62° di angolo di sterzo proprio per aumentare la quota front-center, spostando in avanti la ruota, per una maggiore quota di trail e una posizione ulteriormente dominante.

Il carro particolarmente corto offre un’agilità e una prontezza nei cambi di direzione veramente unica, senza inficiare la stabilità sul veloce, che risulta ottima. Con il carro settato a 430mm e l’angolo di sterzo portato a 62° però il peso si sposta inevitabilmente verso l’anteriore e questo comporta un po’ di perdita di aderenza sul posteriore quando si spinge in curva. Per questo motivo abbiamo provato la configurazione del carro a 446mm di lunghezza ma in questo modo si perde qualcosa in agilità. Al netto delle varie prove, abbiamo appurato che la configurazione che più ci è piaciuta è quella con 62° e 430mm, prestando attenzione a non alleggerire troppo il posteriore in curva. La configurazione a 446mm, con il massimo della stabilità offerta dalla Sender, è decisamente più indicata per i tracciati molto veloci e scassati, che sono più facili da trovare in ambito race piuttosto che in park.

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Il comportamento generale della bici, derivato dalla combinazione delle geometrie, della distribuzione dei pesi e delle caratteristiche del sistema di sospensione, è nettamente influenzato dalla velocità. Se l’agilità e la precisione in curva sono eccellenti anche a velocità ridotte, la reattività della sospensione e quindi le doti di dinamismo generale del mezzo si cominciano ad apprezzare al meglio a velocità sostenute. Viceversa a velocità ridotte la sospensione è talmente sensibile ed efficace da risultare pigra, richiedendo un maggiore sforzo per sfruttare la risposta in estensione, che sia per staccare le ruote da terra o per acquisire velocità in uscita di curva. La Sender va quindi guidata lasciando scorrere il più possibile le ruote con una guida fluida che permetta una velocità media la più alta e costante possibile per sfruttare bene il mezzo, con la consapevolezza di poter contare sulla sua ottima stabilità.

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Sullo sconnesso il cinematismo della Sender fa apprezzare tutto lo studio applicato dagli ingegneri Canyon durante progettazione e test. La curva di compressione ottenuta risulta efficiente in ogni situazione, con una sensibilità eccellente sui piccoli urti anche grazie a un carico di stacco davvero minimo. Nella parte centrale della corsa diventa corposa e sostenuta, pur mantenendo sensibilità, per un’efficace assorbimento degli urti più importanti senza che la bici perda stabilità o si scomponga eccessivamente. Anche quando si rilancia sui pedali la stabilità della sospensione è valida, grazie alla quota di anti squat ben calibrata. La parte finale dell’escursione è progressiva quanto basta per evitare fondocorsa senza tuttavia murare rubando centimetri utili di corsa alla ruota. Nel complesso, una gestione fluida, sensibile e completa di tutta la corsa a disposizione. Oltre all’assorbimento attivo svolto dalle sospensioni, la Canyon Sender gode di un elevato assorbimento passivo di vibrazioni garantito dal telaio, grazie alla particolare disposizione delle trame di carbonio, e da alcuni componenti come il manubrio e le stesse manopole, che rendono la guida estremamente confortevole, anche sulle odiose brake bumps dei bike park, riducendo l’affaticamento del biker e trasmettendo inoltre una sensazione di solidità e sicurezza. Le protezioni in gomma poi rendono la Sender piacevolmente silenziosa, caratteristica che aiuta a mantenere la concentrazione durante la guida e aumenta la percezione di solidità già descritta.

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Conclusioni

Con la Sender, Canyon ha dato un nuovo scossone al mercato. Non solo una bici dal prezzo appetibile, paragonabile al costo del solo telaio di altri marchi, ma un mezzo che ha poco o nulla da invidiare ai “mostri sacri” che dominano in World Cup. Concepita per le gare ma ottima anche per i week end in bike park, la Sender è efficace, maneggevole e intuitiva, curata nei dettagli e ricca di soluzioni tecniche all’avanguardia.

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Allestimenti e prezzi

Canyon Sender CF 9.0: €4.799
Canyon Sender CF 8.0: €4.299
– Peso dichiarato 16,5kg – Peso verificato 16,4kg
Canyon Sender CF 7.0: €3.599
Canyon Sender CF Telaio: €2.699

Canyon

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antomac
antomac

Proprio bella! linee cattive e filanti,mi piace.. brava Canyon!!

scnia
scnia

Queste case hanno dimostrato che si può avere una bella bike senza dover spendere cifre astronomiche.Quello che personalmente ho notato che nei dettagli stanno migliorando nettamente anche negli accostamenti cromatici e grafiche cose che non vedo molto impegno nelle case reperibili in negozio. Detto ciò non toglie la qualità di quelle “tradizionali”…ci mancherebbe, quello che mi piace è che magari permettono ai piu giovani con meno capacità economiche (come me) di potersi permettere bici decenti, personalmente dalle mie parti vedo santacruz o specy con il 95% del pubblico sulla mezza età.