[Test] Orbea Rallon M-Team

[Test] Orbea Rallon M-Team

20/10/2017
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20/10/2017

È di inizio 2016 il nostro test della vecchia Orbea Rallon, ma sembrano passati secoli. La nuova Rallon, oltre ad adottare le nuove misure metriche per l’ammortizzatore, è diventata una 29, con un’escursione di 150mm al posteriore e 160mm all’anteriore. Telaio full carbon asimmetrico nei pressi dell’ammortizzatore, geometria aggressiva e il secondo montaggio più pregiato della gamma sono oggetto di questo test.

L’Orbea Rallon M-Team in sintesi

Materiale telaio: carbonio, anche il carro
Formato ruote: 29”
Schema sospensione: monocross assistito
Geometrie variabili: si
Corsa ant/post: 160/150 mm
Boost posteriore: sì
Forcella boost: sì
Ammortizzatore metrico: si (230×60 mm)
Ruote e coperture tubeless ready: sì
Trasmissione: 1×12 (32T ant / 10-50 post)
Attacco per deragliatore: no
Attacco ISCG 05: sì
Attacco portaborraccia: sì
Garanzia telaio a vita: sì
Peso rilevato tg. M: 13.580 kg
Prezzo: 6.599 Euro (7.999 Euro per la M-LTD, 4.499 Euro per la M10, 3.499 Euro per il solo telaio. Tutti i dettagli qui).

Geometria

Come il modello precedente, anche questa Rallon consente due diversi assetti geometrici chiamati “Low” e “Lower!”. Il passaggio dall’uno all’altro avviene tramite delle piastrine dotate di foro decentrato che permettono di variare il punto di attacco dell’ammortizzatore alla biella proveniente dal carro. Un sistema molto semplice con un aggravio di peso praticamente nullo. Per passare da un assetto all’altro si svita il bullone di fissaggio dell’ammo, si estraggono le due piastrine dotate di foro decentrato e le si riposiziona ruotate di 180°.

Ormai potremmo scrivere i valori di angolo sterzo delle enduro ad occhi chiusi, visto che sono sempre sui 65°, e la Rallon non fa eccezione. Più interessante diventa invece l’angolo del tubo sella, piuttosto verticale con i suoi 76°. Il carro posteriore, con foderi da 435mm, è corto ma non esageratamente corto, e la cosa si fa apprezzare sul ripido in salita. Il modello in test è una L che, se paragonata a quella precedente, ha un valore di reach più corto e si adatta bene anche a me che sono alto 179cm.

Vale la pena dire subito che la geometria Lower (!) non l’ho neanche provata, visto che la bici è stata testata su sentieri naturali dove è stato necessario anche pedalare.  Il movimento centrale è piuttosto basso già nella posizione Low, con 343mm. Con i 336mm della Lower ogni colpo di pedale sarebbe stato un rischio.

Analisi statica

Cominciamo dall’estetica, perché questa Rallon ha una particolarità che finora abbiamo visto solo sulla Specialized Demo Carbon, e cioè un telaio asimmetrico, in cui l’ammortizzatore rimane “a vista” solo sul lato destro, mentre a sinistra si trova il lato di un triangolo che trova spazio fra tubo obliquo e tubo sella. Questo è stato reso possibile dall’impiego del carbonio, e porta con sè il vantaggio di poter togliere/montare l’ammortizzatore con molta facilità. Sempre in tema di estetica, particolare è la verniciatura, opaca e leggermente ruvida al tatto.

Il passaggio cavi è completamente interno, freno posteriore compreso, ben studiato quando esce dal triangolo anteriore per andare in quello posteriore. Trova spazio una borraccia, bisogna però avere l’accortezza di farla uscire dalla parte sinistra del telaio, perchà a destra il piggy back dell’ammortizzatore rende l’operazione difficile.

La sospensione posteriore della Rallon richiama concettualmente l’ABP di Trek, un monocross assistito con la peculiarità di avere lo snodo posteriore coassiale al mozzo della ruota. Le similitudini finiscono però lì sia dal punto di vista funzionale che estetico, in quanto sulla Rallon l’ammortizzatore è classicamente ancorato al triangolo principale e la biella di rinvio posizionata in modo totalmente diverso.

Il reparto sospensioni è affidato in toto ad Fox, con una forcella 36 Factory e un ammortizzatore Float X2 factory anche lui. La 36 ha le classiche regolazioni per la compressione alle alte e basse velocità, e il pomello per il ritorno, non è dotata però di leve per il bloccaggio rapido. Più complesso l’X2, con una miriade di regolazioni da settare tramite chiavi a brugola: compressione alle alte e basse, ritorno alle alte e basse, e una leva per la chiusura rapida della compressione per quando si pedala in salita. Diciamo subito che lo spettro di regolazioni è enorme, e che è richiesto un po’ di tempo e tante prove per arrivare al fine tuning adatto alle proprie esigenze o ai percorsi.

Interesserà sapere che il rapporto di leva della nuova Rallon è molto basso, e va a ripercuotersi sulla pressione necessaria per trovare il giusto sag sul Fox X2. Per me, che vestito e con zaino peso sui 75 kg, è stato sufficiente immettere 135 PSI, un valore estremamente basso, se considerate che sulla Pivot Firebird, con lo stesso ammortizzatore, ne avevo bisogno di 200. Questo ha il vantaggio di non stressare molto l’ammortizzatore e di farlo lavorare in maniera molto sensibile in particolare ad inizio corsa, ma su questo torneremo dopo.

La trasmissione è una SRAM Eagle 1×12 con corona da 32 denti e tendicatena OneUp Components. Non è prevista la doppia sulla Rallon, doppia che sembra completamente sparita dagli allestimenti delle nuove enduro (e con lei anche Shimano, si potrebbe aggiungere). Sempre di SRAM sono i freni, con gli onnipresenti Guide, in questo caso gli RSC. Il diametro dei dischi è di 200mm davanti e 180 dietro, giusti quindi per l’ambito d’uso.

Reggisella telescopico (150mm di travel), attacco (35mm), manubrio (800mm, con 35mm di diametro al centro) e manopole sono invece Race Face. Queste ultime hanno due collarini, compreso quello esterno che può dare fastidio alle mani. Per ovviare al problema, RF ne ha ricoperta circa la metà, come potete vedere dalla foto.

Ruote e gomme non lasciano spazio a desideri, se si guarda alla performance: DT Swiss E-1501 Spline 30c, cioè con cerchi in alluminio da 30mm di canale interno, abbinate ad un set di gomme fra le migliori in circolazione: Maxxis Aggressor 2.30″Exo TLR dietro e Minion DHF 2.50″Exo TLR 3C davanti, entrambe latticizzate. Ottima la scelta di un pneumatico più stretto al posteriore, soprattutto con un buon compromesso fra grip e scorrevolezza come l’Aggressor, una piacevole sorpresa.

Salita

Ci risiamo, a parlare di endurone e di come vadano in salita. Forse dovremmo prima chierdeci se la nuova Rallon sia veramente un’endurona, perché con 150mm non esagera nell’escursione posteriore. A ciò si aggiunge un angolo sella molto verticale, il più verticale nella categoria 29 da enduro, ed una sospensione che lavora molto nei primi centimetri di corsa, senza insaccarsi. Il risultato è quello della bici da enduro che arrampica meglio fra tutte quelle provate da me. Trazione a manetta, anteriore ben piantato sul terreno anche quando si gira sul ripido, un carro non eccessivamente corto che aiuta in questo frangente, ed una gomma posteriore con tanto grip ma anche la scorrevolezza necessaria per affrontare salite asfaltate senza sciogliersi in un bagno di sudore.

L’unica cosa che mi ha dato relativamente fastidio è il movimento centrale un po’ basso, e la tendenza a picchiare facilmente i pedali contro rocce e scalini, malgrado le pedivelle da 170mm di lunghezza. Bisogna anche dire che difficilmente riesco a salire con altre bici di questa escursione dove ce l’ho fatta con la Rallon.

La sospensione, dal canto suo, lavora in maniera molto neutrale rispetto agli impulsi di pedalata e, anche lasciando il Fox X2 aperto, si riesce a salire molto bene, senza bobbing che dia fastidio.

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Discesa

C’è ancora tanto scettiscimo sulle 29 da enduro, in particolare quando ci si trova di fronte a sentieri con curve strette. “Non girano” è la classica affermazione. Visto che la matematica non è un’opinione, sono andato a vedere i valori di interasse di due bici da 27.5 che ho testato in contemporanea con la Rallon. La Giant Reign (1232mm taglia L) e la Ibis Mojo HD4 (1219mm taglia L). La Rallon ha 1217mm, sempre in taglia L. Certo, l’impronta a terra di una 29 è maggiore, così come le masse rotanti e la conseguente energia cinetica, ma se riuscite a girare nello stretto con una moderna endurona da 27.5, ci riuscirete senza problemi anche con l’Orbea, anche considerando che lo stretto non permetterà velocità in cui le masse rotanti abbiano una qualche influenza.

Dove richiederà più impegno fisico è invece nel veloce, in particolare in entrata di curva: l’angolo sterzo aperto e i ruotoni richiedono decisione negli impulsi del rider e un corpo che prema per bene l’anteriore per evitare di andare dritti. Il Minion DHF 2.5″ all’anteriore, dal canto suo, offre un grip mostruoso, anche grazie alla mescola 3C e alla possibilità di usare una pressione relativamente bassa (1.3 bar la mia) in combinazione con i cerchi larghi. Se il veloce è invece scassato e dritto, la Rallon vola letteralmente sugli ostacoli, con una facilità che vi farà chiedere “ma dove sono finite quelle radici?“.

Le sospensioni sono quanto di meglio si trovi in giro. In particolare l’ammortizzatore, non c’è discesa che riesca a metterlo in crisi, o percorso per cui non possa essere settato in precedenza. Il carro della Rallon lavora molto nei centimetri iniziali di escursione del Fox X2, quelli più sensibili, copiando molto bene le asperità del terreno. Diventa però molto progressivo verso fine corsa, e per molto progressivo intendo dire che solo in un paio di occasioni sono riuscito ad avvicinarmi al fondocorsa, malgrado il 30% di sag.

Di conseguenza si ha una bici molto scattante e agile quando la si pompa prima degli ostacoli, segno che non è sempre un vantaggio avere tanta escursione dietro, se la cinematica è ben pensata. Gli ingegneri di Orbea hanno scelto di non esagerare con il travel, ma di renderlo il più efficace possibile nei suoi “soli” 150mm.  Scelta che si è rivelata molto azzeccata.

A livello telaistico la rigidità è ottima, anche se non è sempre facile giudicarla su una 29 perché sono le ruote, di solito, l’anello debole. La Rallon è silenziosa, anche grazie alle protezioni in gomma sul batticatena e sul fodero alto, mentre la vernice opaca si è rivelata piuttosto delicata. Il segno che vedete sul tubo orizzontale è dovuto ad una fettuccia di uno shuttle, mentre quello sul fodero basso allo sfregamento della scarpa. Consiglio caldamente di rivestire di pellicola il carro posteriore.

Conclusioni

La nuova Orbea Rallon è una bici da enduro che arrampica molto bene e che in discesa offre molta sicurezza grazie alle ruote da 29 pollici, abbinata ad un’agilità notevole grazie all’escursione posteriore di “soli” 150mm e ad un interasse corto. Esteticamente è con tutta probabilità una delle bici meglio riuscite del 2017, grazie al telaio asimmetrico e ad una verniciatura opaca bella anche al tatto, mentre dal punto di vista della cinematica il rapporto di leva molto basso permette alla sospensione di essere molto sensibile nella parte iniziale della corsa.

Orbea