[Test] Ruote SRAM Roam 60

[Test] Ruote SRAM Roam 60

Marco Toniolo, 28/10/2016
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Marco Toniolo, 28/10/2016

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SRAM ha cambiato radicalmente le ruote Roam 60. Rispetto alle precedenti, che avevamo testato qualche anno fa, le nuove hanno una filosofia completamente diversa, quella del cerchio largo. Spicca infatti il valore della larghezza interna del cerchio: 30mm.

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Specifiche

Diametro: 27.5″ (no 29″).
Cerchi in carbonio hookless e tubeless ready (nastrati).
24 raggi a doppio spessore (1.8mm e 2mm), intrecciati in seconda.
Mozzi SRAM con cricchetti Double Time: quattro cricchetti che ingaggiano due alla volta, per un totale di 52 punti di ingaggio, corrispondenti a 6.9 gradi.
Disponibili con o senza mozzi Boost.
Testa standard da 21mm o Torque Caps da 31mm per il mozzo anteriore, a seconda della forcella (adattatori).
Peso rilevato delle ruote in test (142x12mm al posteriore e 15x100mm all’anteriore, corpetto XD): 790 grammi anteriore, 910 posteriore, per un totale di 1.700 grammi.
Prezzo: €939 – €1282 (davanti/dietro), con sette set di adesivi di colori diversi per personalizzare le ruote.

In prova

Le SRAM Roam 60 sono ruote da all mountain / enduro, e sono state montate sulla nostra Specialized Stumpjumper FSR la scorsa estate. La prima cosa che si nota sono le grafiche molto “decenti”, se non si decide di usare gli adesivi. A noi il look stealth è piaciuto da subito, e così lo abbiamo lasciato.

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Con un canale interno così largo, è necessario scegliere delle gomme voluminose, per evitare che queste diventino troppo squadrate. Considerando che i cerchi (Roval Traverse in alluminio) montati sulla Stumpjumper avevano la stessa larghezza interna dei Roam, è bastato “travasare” i pneumatici, uno Schwalbe Rock Razor 2.35″ al posteriore e un Michelin Wild Gripper 2.35″ all’anteriore. Intendiamoci, la loro forma è comunque più squadrata rispetto ad un cerchio più sottile, ma la possibilità di usarli a pressioni inferiori mitiga questa caratteristica e, alla prova dei fatti, la tenuta in curva non ne risente negativamente. Questo è infatti i rischio di una gomma squadrata, quello di perdere aderenza all’improvviso quando si va in piega.

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A prima vista i vantaggi di usare dei cerchi in carbonio non sono così evidenti, visto che il peso di queste Roam 60 non è dei più leggeri. Qui veniamo al solito fraintendimento: un cerchio in carbonio, a parità di peso, è più robusto di uno in alluminio. Ciò vuol dire che non si bozza e, soprattutto, non si rompe a causa di impatti con le rocce come potrebbe invece capitare con uno in alluminio. Tornando al discorso della pressione dei pneumatici, i Roam 60 permettono di curarsi di meno di rocce sporgenti, perché riescono ad incassare con nonchalance dei grandi colpi che avrebbero messo in crisi altre ruote. Il limite sta piuttosto nella solidità delle gomme, ed in particolare della spalla. C’è da dire però che non ci è mai capitato di tagliarne una contro i bordi del cerchio quando si pizzica la gomma tubeless proprio perché si gira a pressioni basse. Notare bene, il tester di 70 kg (senza vestiti) gira con 2 bar al posteriore e 1.8 all’anteriore. È possibile scendere anche sotto questi valori, ma la sensazione di deriva quando si prendono delle curve veloci è quantomeno sgradevole. A quel punto è meglio usare un sistema a doppia camera come lo Schwalbe Procore.

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Non solo il materiale, ma anche la struttura del cerchio (hookless) è improntata alla robustezza , così, dopo oltre 3 mesi di test, le uniche differenze dei Roam sono i graffi causati dai sassi/rocce. Tensionatura e centratura sono rimaste invariate, malgrado le tante botte, senza averci mai dovuto mettere mano.

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I Roam 60 sono rigidi e precisi, ma non esageratamente “duri”, nel senso che non trasmettono le asperità del terreno 1:1 come altri prodotti della concorrenza. Hanno un ottimo compromesso fra rigidità strutturale e capacità di assorbimento che poi, alla fine, è quello che uno cerca in ambito enduro/AM (e non solo). Il numero di raggi può apparire basso ma, come detto, per un rider di 70 kg + zaino e vestiti non c’è nulla da eccepire a livello di rigidità laterale.

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Al contrario delle vecchie Roam 60, su cui erano montati dei mozzi DT Swiss con calotta SRAM, sulle nuove troviamo dei mozzi sviluppati direttamente dalla casa americana. Interessante ed efficace sul campo l’ingaggio Double Time sul mozzo posteriore: quattro cricchetti che ingaggiano due alla volta, per un totale di 52 punti, corrispondenti a 6.9 gradi. Il movimento del pedale, prima che la ruota cominci a girare, è veramente minimo e di grande aiuto in quelle situazioni dove è fondamentale dare un colpo di pedale per uscire da un passaggio difficile, come in un tornantino stretto. Per i fanatici del rumore della ruota libera, quello delle Roam 60 è un tic-tic-tic piuttosto forte e costante.

La testa dei mozzi è disponibile nella versione classica da 21mm o in quella da 31mm (Torque caps). Ci sarebbe piaciuto provare quest’ultima, ma la Pike montata sulla Stumpjumper ha ancora quella da 21mm. A livello di cuscinetti non c’è nulla da eccepire: le ruote girano perfettamente anche dopo 3 mesi di test e nessuna manutenzione.

Conclusioni

SRAM sceglie la strada dei cerchi larghi per le sue nuove ruote da enduro/all mountain, progettando un prodotto che convince sotto tutti gli aspetti degli amanti della disciplina: le Roam 60 sono molto robuste, permettono di girare con un po’ meno pressione nelle gomme aumentando grip e trazione, e sono precise nella guida come ci si aspetta da delle ruote in carbonio, senza però esagerare nella trasmissione delle asperità del terreno. Il mozzo posteriore è veloce nell’ingaggio, aiutando il rider nelle situazioni tecniche dove un colpo di pedale immediato è importante.

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SRAM.com

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