[Test] Specialized Stumpjumper EVO Pro Carbon 27.5

[Test] Specialized Stumpjumper EVO Pro Carbon 27.5

14/06/2019
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14/06/2019

Alcuni mesi fa abbiamo pubblicato una comparativa tra la Specialized Stumpjumper in versione classica e la Stumpjumper ST (short travel). Dopo di che il brand californiano ha presentato la loro lunga, bassa e aggressiva Sumpjumper EVO in una versione in alluminio ma sapevamo che sarebbe arrivata anche la versione in carbonio e non vedevamo l’ora di provarne una. Nelle scorse settimane abbiamo girato su alcuni dei più ripidi trail della zona per capire come si comporta.

Dettagli

  • Telaio interamente in fibra di carbonio FACT 11m
  • Formato ruota 27.5″
  • Escursioni: anteriore 160mm / posteriore 150mm / reggisella 160mm
  • Misure ammortizzatore metrico: 210×52.5mm
  • Offset della forcella di 37mm
  • Sistema di sospensione FSR
  • Mozzi Boost anteriore e posteriore
  • Movimento centrale filettato
  • Passaggio cavi interno guidato
  • Sistema di stivaggio SWAT
  • Prezzo 6.700 dollari

La maggior parte dei dettagli illustrati qui sopra non differisce particolarmente dalla Stumpjumper standard. In senso orario, da in alto a sinistra. Il cinematismo FSR pressoché standand gira interamente su cuscinetti sigillati. Il nuovo yoke, la biella a Y che comprime l’ammortizzatore, non usa componenti proprietarie (quindi si possono montare ammortizzatori con attacco standard) e dispone di un flip chip per regolare le geometrie più semplice da usare. Lo spazio tra i foderi del carro per il copertone è abbondante, nell’immagine un copertone da 2.6″. Infine, il passaggio dei cavi è interno e guidato.

A proposito di copertoni, la EVO monta i Butcher da 2.6″ con carcassa Grid. Adoro il disegno della tassellatura e la mescola migliorata ma avrei preferito che la carcassa fosse ancora un po’ più spessa per avere maggiore resistenza alle forature e miglior sostegno in curva.

Sospensioni aggressive sia davanti che dietro. La FOX 36 Elite con cartuccia Grip2 non ha bisogno di presentazioni. Il suo spettro di regolazioni, la rigidezza strutturale e la qualità della cartuccia idraulica sono davvero validi. Per l’ammortizzatore, Specialized ha optato per un FOX DHX2 a molla, regolabile esternamente tramite chiavi a brugola e dotato di una leva di lockout di facile accesso che migliora l’efficienza in salita.

La Stumpy EVO carbon è equipaggiata con una trasmissione SRAM GX Eagle con guarnitura dotata di movimento centrale DUB filettato. Pur offrendo lo stesso range del 500% con 12 velocità e cassetta 10-50t, il GX guarda al risparmio. Qualcuno potrebbe lamentarsi di questa scelta considerando il prezzo di 6.700 dollari ma tutto sommato il gruppo GX differisce dal top di gamma fondamentalmente per il peso e per essere meno appariscente.

Il denaro risparmiato sulla trasmissione è quello che ha permesso ai product manager di optare per delle ruote Roval Traverse in fibra di carbonio. Le abbiamo già testate in passato e sono ruote assolutamente eccellenti. La robustezza, le prestazioni e l’impronta del copertone che offrono sono fantastici. Come investimento a lungo termine, la ruota libera Star Ratchet a 54 denti è un buon upgrade che non necessita di attrezzi per essere installato e migliora la velocità di ingaggio senza incidere sul portafogli.

Il cockpit è una combinazione di pezzi robusti e senza fronzoli. Le manopole Sensus Lite sono tra le migliori in circolazione. La sella Phenom è molto apprezzata soprattutto nella versione con rail cavi in titanio. Il manubrio in alluminio è da 800mm di larghezza e mi sono trovato particolarmente bene con gli angoli. L’anteriore comunque resta piuttosto basso, anche con l’attacco manubrio nella sua posizione più alta. In ultima i freni SRAM Code RSC con rotori da 200mm su entrambe le ruote offrono potenza, consistenza e possibilità di essere regolati.

Specialized usa il suo reggisella telescopico Command Post IRcc sulla maggior parte delle Stumpjumper. Si tratta di un reggisella maggiorato da 34.9mm di diametro esterno con 160mm di corsa e 16 posizioni. Viene controllato dalla sua leva 1X che utilizza un attacco Matchmaker per integrarsi al collarino dei freni SRAM. Mi piace molto il feeling della leva, rigida e con molta corsa, ma avrei fatto volentieri a meno dell’indicizzazione.

Infine, non meno importanti, qualche dettaglio che potete trovare esclusivamente sulle bici Specialized. Il batticatena con tasselli in rilievo previene il rumore causato dagli urti della catena e funziona molto bene. Il sistema di stivaggio SWAT nel tubo obliquo è stato aggiornato con maggiore spazio interno e una porta di accesso più ampia e consente di avere sempre con sé le cose necessarie senza necessità di uno zaino sulle spalle. Il multi tool SWAT CC è geniale: col tocco di un dito fuoriesce del tubo di sterzo e contiene anche uno smagliacatena.

Geometrie

Una rapida occhiata alla tabella qui sotto e capirete subito che non si tratta di una Stumpy normale, tipicamente una bici all rounder con geometrie piuttosto conservative. Le quote della EVO sembrano più ispirate a una bici da DH.

Queste geometrie seguono il trend lanciato da Transition un paio di anni fa. In breve, con un reach più lungo del normale, compensato da uno stem più corto, con un angolo di sterzo molto disteso abbinato a un offset corto della forcella che riporta il perno ruota più vicino al tubo di sterzo e al contempo contiene la lunghezza dell’interasse, un movimento centrale basso e un carro più lungo per bilanciare il front center più lungo.

Ho testato la taglia S3, sono alto 183cm. Specialized ha prodotto solo due taglie, la S2, paragonabile a una M, e la S3 che si colloca all’incirca tra la L e la XL.

In azione

Per quanto abbia sempre auspicato che le taglie delle bici diventassero più lunghe, la Stumpjumper EVO carbon è effettivamente la prima bici che io abbia mai guidato con geometrie moderne ispirate alle Speed Balanced Geometry. 490mm di reach è piuttosto lungo per me ma mi sono presto adattato e non ho avuto alcun problema a gestirlo. Comunque va detto che questa versione della Stumpy non nasce per essere super vivace, versatile e leggera. Basta dire che nelle sezioni di trail strette e tortuose si comporta meglio di quanto avrei detto, specialmente tenendo conto di dettagli come l’angolo di sterzo ultra disteso di 63.5°. Considerando tutto questo, ricordiamoci che una bici con quote come queste necessita di una certa dose di velocità e guida aggressiva del rider per essere apprezzata. Non è per i deboli di cuore.

La versione in carbonio di questa bici rappresenta una nicchia rispetto alla loro intera gamma e quindi i product manager hanno dovuto scegliere componenti di buona qualità cercando al contempo di mantenere il prezzo di listino ragionevolmente basso. Non è una bici economica e non è un top di gamma ma si pone giusto nel mezzo con una scelta intelligente di componenti in considerazione della loro destinazione d’uso. Ho illustrato precedentemente i dettagli dei componenti; in breve i freni sono potenti e la trasmissione funziona senza punti deboli, eccetto il fattore peso. Le sospensioni sono di alta qualità, i componenti del cockpit sono in generale molto buoni e non hanno bisogno di essere sostituiti dopo l’acquisto della bici. Il grande punto a favore sono le ruote in fibra di carbonio, che aggiungono effettivamente qualità al riding mentre mantengono basso il peso.

Se dovessi trovare un difetto alla EVO, sarebbe lo stesso difetto che riscontro nella maggior parte delle bici Specialized. Hanno un rapporto di leva troppo alto. Per spiegare meglio, il rapporto tra la corsa della ruota e la corsa dell’ammortizzatore è piuttosto alto: 2.85:1 per la precisione. Ciò significa che è necessaria una molla più dura (o una maggiore pressione dell’aria) e un ammortizzatore con un setup più duro. Con un peso di 82kg, ho utilizzato una molla da 600 libbre e ho riscontrato frequenti fondocorsa, nonostante la sensazione di una sospensione rigida e dura. Ciò richiama una domanda: come funzionerebbe con un rider di oltre 100kg con una guida aggressiva? Dove troverebbe una molla da circa 850 libbre?

Nella maggior parte dei trail che frequento (tra cui quello del video) non ci sono molte rocce o parti scassate, quindi questo non si è rivelato un grande problema per me. Ma quando si passa a terreni molto sconnessi, la sospensione posteriore diventa nervosa e non fornisce alla ruota la migliore aderenza al suolo. In breve, ho guidato altre bici con sistemi di sospensione differenti che fanno rendere i 150mm di corsa come se fossero di più. Con ruote da 29 pollici la bici sarebbe più scorrevole nello scassato ma ciò non migliorerebbe la sospensione. La curva di compressione inoltre è piuttosto lineare quindi, per quanto sia un grande sostenitore degli ammortizzatori a molla sulle trail bike, penso che questo bici funzionerebbe meglio con un ammortizzatore ad aria o al limite con un ammortizzatore a molla più sostenuto del DHX2, che è noto essere piuttosto lineare.

Conclusioni

Specialized ha veramente azzeccato le geometrie, il materiale del telaio e la componentistica di questa bici. Per chi frequenta terreni molto sconnessi, la sospensione posteriore potrebbe risultare piuttosto nervosa ma probabilmente un ammortizzatore differente (Push ha appena annunciato un 11.6 dedicato alla Stumpy) o la versione da 29″ potrebbero aiutare. Sotto al rider giusto, questa bici è fantastica, soprattutto per la maneggevolezza. Mantiene una velocità nelle curve che non avevo mai provato prima ed è sorprendentemente agile considerando le sue dimensioni. Lo SWAT è un grosso vantaggio e significa che si può lasciare a casa lo zaino. In generale è un’ottima bici se nelle mani giuste. Se ora non dovessi restituirla mi cimenterei sicuramente nel cercare di migliorare il comportamento della sospensione posteriore.

www.specialized.com