[Test] Trasmissione Shimano XT Di2 2×11

[Test] Trasmissione Shimano XT Di2 2×11

Marco Toniolo, 06/03/2017
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Marco Toniolo, 06/03/2017

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Nel 2016 Shimano ha presentato il gruppo elettronico XT Di2, la versione più economica rispetto all’XTR Di2 che abbiamo testato qualche tempo fa. A novembre 2016 lo abbiamo montato sulla Pivot Firebird che usiamo per le prove di durata: dopo 4 mesi di utilizzo vi presentiamo i nostri risultati. Questo articolo si concentra sul test vero e proprio, per i dettagli tecnici vi rimandiamo alla presentazione dell’XT Di2, che trovate qui.

Configurazione

Ho scelto di provare la doppia con Syncro Shift, cioè gestita da un solo comando a manubrio, dotato di due leve. Il software del Di2 si occupa contemporaneamente del deragliatore anteriore e di quello posteriore, basandosi sulle impostazioni prescelte tramite la app E-Tube, disponibile sia per smartphone che per iPad.

Questi i rapporti:
– guarnitura con corone 34-24 denti.
– Pacco pignoni 11-40 denti, 11 velocità.

Ho settato il Di2 nel seguente modo:
– leva destra per andare verso il rapporto più duro
– Leva sinistra per andare verso il rapporto meno duro.

Il deragliatore anteriore si attiva secondo questo schema:

In parole: quando sono sul 34/40 e voglio scalare per andare su un rapporto più leggero, il prossimo sarà il 24/31. Da quel punto in poi, se voglio andare su un rapporto più duro, la catena rimarrà sul 24 finché non raggiungerà il pignone di 19 denti. Da lì, tornerà sulla corona da 34 e sul pignone da 24.

Ho impiegato un po’ di tempo per scegliere questa configurazione, perché il punto critico era la cambiata da una corona all’altra nelle salite tecniche precedute da tratti relativamente veloci. Conoscendo i sentieri di prova (su questo tornerò dopo) so quando andare sulla corona da 24, scendere verso il pignone da 19 per guadagnare velocità e poi scalare per riuscire a superare la rampa in salita. La mia priorità è evitare che il cambio corona avvenga nel mezzo della rampa, perché dovrei esercitare meno pressione sui pedali e dunque rischierei di non arrivare in cima.

Il Di2 permette di salvare due configurazioni, mi sono però trovato ad usare sempre questa. La seconda verrebbe comoda se si gira su altri tipi di sentieri, magari più filanti.
Ho poi scelto la velocità media per la cambiata sequenziale, cioè quella che si ottiene tenendo premuta una delle due leve del cambio, senza limiti di marcia: in questo modo posso scendere dal 24/40 al 34/40 tenendo premuta la leva.

La batteria trova posto nel tubo obliquo della Firebird, ben fissata e protetta. Nei 4 mesi di utilizzo non l’ho mai dovuta ricaricare, e ci sono ancora due tacche rimanenti. La bici non é stata usata così tanto come in estate, vista la stagione, ma è comunque sempre rimasta al freddo in garage.

Il livello della batteria si vede sul display ogni volta che si cambia. Questi si spegne automaticamente dopo 5 secondi, ma si può impostare anche con altri lassi di tempo.

Nella parte destra del display si trova l’attacco per la presa del carica batterie.

Il montaggio è stato fatto dalla stessa Shimano Italia, ma è più semplice di quello di una trasmissione meccanica perché viene a mancare tutta la parte delle regolazioni: il sistema è collegato da un cavetto che fa passare gli impulsi elettrici, non è dunque da tensionare e non si smolla con il tempo.

La prova sul campo

Partiamo con una lista dei più e dei meno di questo cambio elettronico, per poi andare nei dettagli.

Più

  • Sempre regolato alla perfezione.
  • Veloce.
  • Preciso anche nel tempo.
  • La cambiata richiede solo una leggera pressione del dito (e non si indurisce mai).
  • Durata batteria.

Meno

  • Deragliatore anteriore richiede di diminuire la pressione dei pedali per la cambiata da una corona all’altra.
  • Il Synchro Shift necessita di qualche uscita prima di trovare la mappatura più confacente delle marce.
  • Leve cambio piccole, con guanti invernali e all’inizio è facile sbagliare.
  • Peso maggiore della versione meccanica.

 

La cambiata dell’XT Di2 è spettacolare, non c’è altro modo di descriverla. Grazie alla gestione elettronica, il cambio è sempre regolato alla perfezione, il che ne assicura un funzionamento perfetto in ogni situazione, dal fango fino al secco. Non ci sono cavi da tensionare, né guaine che col tempo si usurano o si riempiono di sporco, richiedendo sempre più forza alle dita per cambiare. Sul Di2 basta una leggera pressione, e la catena si sposta nella posizione desiderata, molto velocemente. Anche solo queste prime righe sarebbero un motivo per acquistarla.
Non avrei però messo 4 voci nei “meno” se fosse tutto perfetto, cominciando dal fatto che la nostra configurazione prevede un deragliatore anteriore. Ci sono centinaia di commenti sull’argomento “singola/doppia”, ed uno dei punti che i sostenitori della doppia citano sempre è proprio il Synchro Shift, cioè la possibilità di gestire tutta la trasmissione con un solo manettino. Sulla carta è un’idea geniale, in pratica, però, ciò non elimina lo svantaggio del deragliatore anteriore: il dover passare da una corona all’altra implica che si tolga pressione dai pedali fin quando la catena non arriva sulla corona di destinazione.

Se ci si dimentica di farlo, la catena slitta e cade. La cosa mi è successa durante le prime uscite, anche perché sono anni che io uso quasi esclusivamente il monocorona in mountain bike (non su strada, ma lì è piuttosto diverso). Non è certo colpa del Di2, infatti il sistema emette un biiiip che segnala che la prossima cambiata (in una direzione) necessita del passaggio di corona, ma proprio delle situazioni in cui mi venivo a trovare. Esempio: rampa tecnica in salita preceduta da tratto veloce. Se nel mezzo della rampa mi trovo con il cambio corona, sono nei guai. Qui non ci sono argomentazioni che tengano: il monocorona è superiore, proprio perché uno deve solo continuare a pedalare, senza doversi anche occupare del deragliatore anteriore quando già si trova in una situazione impegnativa.

Come dicevo nel capitolo della configurazione, con il tempo ho trovato il setting giusto per i sentieri che percorro solitamente, il problema però rimane se ci si trova in altre zone poco conosciute.

La tensionatura della catena è molto forte, di conseguenza la trasmissione è molto silenziosa anche sui tratti scassati in discesa e la catena non è mai caduta. Con il Di2 viene meno una delle caratteristiche negative della frizione dei cambi Shimano, cioè quella di causare una cambiata piuttosto “dura” a livello delle dita. D’altro canto, i tasti del manettino potrebbero essere un po’ più grandi, soprattutto per quando si gira con guanti invernali, ma anche in fasi concitate di gara su terreno sconnesso: sarebbe meno facile commettere errori di cambiata. Da segnalare che i tasti funzionano solo nella direzione di “premuta”.

I componenti della trasmissione sono robusti: il deragliatore posteriore ha preso un paio di botte contro delle rocce ma, a parte qualche riga, non ha battuto ciglio. La guarnitura in alluminio non è probabilmente la più sexy sul mercato, meriterebbe però una finitura più resistente allo sfregamento delle scarpe, problema annoso di casa Shimano, questo.

La spaziatura della cassetta 11-40 è 11-13-15-17-19-21-24-27-31-35-40, non ci sono dunque grandi salti ed è facile trovare la propria cadenza preferita. Non è un peso piuma, con i suoi 437 grammi, e il pignone da 40, in alluminio, comincia a risentire dell’uso dopo 4 mesi.

L’elefante nella stanza

Inutile aspettare i commenti per andare sul tema bollente: meglio questo XT Di2 2×11 o lo SRAM Eagle 1×12? Fino a giugno 2016 il Synchro Shift 2×11 aveva un vantaggio ovvio e importante, cioè quello di una rapportatura più ampia, la famosa “coperta più lunga”, rispetto al monocorona di casa SRAM, l’XX1. Da quanto il concorrente americano ha portato sul mercato l’Eagle (qui la nostra prova) le carte in tavola sono cambiate. A livello di prezzi siamo lì, la rapportatura è la stessa, c’è però un deragliatore anteriore di mezzo che fa la differenza, e questa differenza è grande, sia a livello di semplicità d’uso, sia a livello di intuitività quando la situazione diventa impegnativa, come nell’esempio della salita tecnica. Il Di2 si può usare anche come monocorona 1×11, con cassetta 11-40, 42 o 46.

Shimano ha scelto la strada del 2×11, anche perché non ha a catalogo una cassetta con pignone da 10 denti. La differenza fra l’11 e il 10 è molta, ed è anche il motivo per cui personalmente preferirei l’Eagle ad un monocorona Shimano, malgrado gli indubbi vantaggi della cambiata elettronica. Infatti la soluzione che prediligerei sarebbe un monocorona con cambiata elettronica e pacco pignoni Eagle. Non pensiate che non abbia già provato a montare questo Frankenstein, usando però la cassetta dell’XX1 per non abusare del deragliatore posteriore XT e farlo salire sul 50. Ammesso e non concesso che ce la faccia, il vero problema è comunque la mappatura del software Di2, che non prevede una cassetta con la spaziatura SRAM sul 10-42. La mia intenzione è comunque quella di provare l’XT Di2 anche nella configurazione 1×11, con cassetta 11-46.

Conclusioni

La trasmissione Shimano XT Di2 ha i suoi punti di forza in una cambiata veloce e precisa, caratteristica che rimane invariata nel tempo e nelle condizioni in cui si gira (fango o secco). La pressione da applicare sui comandi del manettino è minima, e anche questa è sempre la stessa, venendo a mancare il cavo in acciaio e la guaina che portano il sistema a deteriorarsi nel tempo. Il Synchro Shift e la possibilità di configurare la mappatura delle marce non fanno “scomparire” il deragliatore anteriore, che richiede comunque la partecipazione attiva del rider al momento del passaggio da una corona all’altra, rendendo la trasmissione 2×11 più complicata da gestire nelle situazioni difficili rispetto ad un monocorona, a parità di range di rapporti.

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