[Test] Unno Dash

[Test] Unno Dash

12/10/2018
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12/10/2018

Un mese fa abbiamo tolto dallo scatolone un telaio Unno Dash nuovo di zecca, oggi vi presentiamo i risultati del nostro test. Si tratta di una delle bici più esclusive sul mercato, prodotta in soli 50 esemplari all’anno. L’intera lavorazione del carbonio avviene a Barcellona, così come il montaggio. La componentistica che vedete qui è solo di prova, e si discosta in parte da quella venduta sul sito Unno.

Dettagli

Materiale telaio: carbonio
Formato ruote: 29”
Geometrie variabili: no
Corsa ant/post: 140/130mm
Mozzo posteriore: 148×12
Mozzo anteriore: 110×15
Interasse ammortizzatore: 200x57mm
Trasmissione: 1×12 (34t / 10-50)
Attacco per deragliatore: no
Attacco portaborraccia: sì
Disponibilità del solo frameset: sì
Colorazioni: nero
Garanzia: 5 anni
Peso rilevato: 12.59 kg senza pedali

La Dash è la trail bike del marchio spagnolo, con ruote da 29 pollici, 130mm di escursione posteriore e 140mm all’anteriore. Una full dalla cinematica sviluppata in casa e ribattezzata “dual suspension link”, cioé un virtual pivot point dotato di un carro massiccio chiuso da entrambi i lati e con dei linkage molto robusti, collegati al telaio tramite dei cuscinetti sigillati oversized.

Non mi dilungo troppo sul montaggio perché, come detto, è di prova e l’ho dovuto cambiare in parte: al posto del Reverb che scendeva di circa 1cm da tutto esteso ho messo uno Yep Uptimizer da 155mm. Le Maxxis con carcassa DH da 1.3kg l’una sono state sostituite da una Minion DHF Exo 2.5″ all’anteriore e una Schwalbe Hans Dampf TL Soft 2.35″, visto che delle gomme da downhill non hanno alcun senso su una bici da trail con cui si pedala in salita. Chi si chiede perché fossero state montate basta che guardi al nome che sta dietro a Unno Bikes: Cesar Rojo, ex campione del mondo di DH. Alla domanda sulla scelta dei pneumatici ci ha candidamente risposto “Era quello che avevo in giro e l’ho messo su“. Si vede anche che Cesar frena poco, perché gli SRAM Guide RSC con dischi da 180/160mm, all’inizio, era quasi come non averli. Dopo averci messo su un paio di pastiglie nuove la musica è cambiata un po’, se non altro.

La Dash così montata pesa 12.59 kg. Non esattamente una piuma, ma qui arriviamo a parlare del telaio e della sua indole. Non dovete farvi trarre in inganno dalla parola “trailbike”, perché Unno con la stessa definizione intende una tipologia di bici che si lascia sì pedalare bene in salita, ma che in discesa ha come unico limite l’escursione. Nella progettazione del telaio non si è lesinato a materiale, infatti ne troviamo in abbondanza ovunque, a cominciare dal tubo sella: per stringere il reggisella è necessaria molta forza, per evitare che questo giri nella sede, proprio per lo spessore del carbonio.

Altro esempio, il foro per fissare il perno anteriore dell’ammortizzatore: per evitare di filettare il telaio, Unno ha scelto di metterci una femmina che in un primo momento mi ha fatto pensare ad un flip chip per cambiare la geometria della bici. Anche il movimento centrale è filettato, la manutenzione ringrazia.

Una cosa che non si vede dalle foto ma che si è rivelata essere fenomenale è la vernice: molto resistente agli impatti e ai graffi, pur se tendente al trasparente.
Il passaggio dei cavi è interno e guidato. I gommini che sigillano i buchi sono facili da estrarre e rimettere in sede. C’è l’attacco per il portaborraccia, ma è necessario montarne uno con presa laterale perché il tubo orizzontale è molto slooping e impedisce la presa della borraccia dall’alto.

Il forcellino posteriore è robusto ed è tenuto in sede dal perno passante. La sua forma squadrata evita che giri su se stesso e ne facilita il montaggio anche quando si è su sentiero.

Il look “all black” personalmente mi piace molto, si addice ad una bici con un telaio così esclusivo e, soprattutto, non stanca mai, cosa che non si può altrettanto dire per i telai verniciati con colori sgargianti. Bella anche la scritta con il numero di telaio e l’anno di produzione.

Geometria

La geometria della Dash è moderna e al tempo stesso aggressiva: angolo sterzo di 65.5°, angolo sella bello verticale di 75.5°, reach di 455mm, foderi posteriori di 430mm. La taglia è unica, una sorta di M/L su cui io, alto 179cm, mi sono trovato bene. Prossimamente sarà disponibile un’ulteriore taglia, più grande. Come potete immaginare, trattandosi di una piccola azienda, ogni stampo incide molto sui costi e si preferisce entrare nel mercato lentamente vedendo anche come questi reagisce prima di fare altri investimenti. A proposito, non è vero che alle spalle di Unno ci sia un grosso gruppo industriale, bensì Cero Design, l’azienda fondata dallo stesso Cesar.

Sul campo

La posizione in sella è bella centrale e bilanciata, mi sono trovato subito a mio agio, mentre il set up delle sospensioni è facile. Fin troppo facile, per quanto riguarda l’ammortizzatore Öhlins STX 22 Air, perché le regolazioni sono del tutto ininfluenti: girando i pomelli del ritorno e della compressione il risultato non cambia, in particolare quello nera con cui l’ammo si dovrebbe chiudere velocemente in compressione (alle alte!) quando si pedala in salita. Una caratteristica che avevo già notato sulla Specialized Enduro, e a cui Öhlins ha messo una pezza con i nuovi prodotti che vi abbiamo presentato qualche settimana fa.

Per fortuna Andreani mi aveva mandato lo stesso ammortizzatore, della lunghezza ed escursione giusta, qualche mese fa, modificato proprio per farsì che le regolazioni si sentissero. Soprattutto quella “on the fly”, nella posizione più dura, ha una netta chiusura che blocca per bene il carro. Non che questo bobbi, ma sulle salite in asfalto mi piace avere le sospensioni belle rigide per poter anche andare in fuorisella e spingere sui pedali. Detto fatto, ho sostituito anche l’STX Air.

Salita

Dicevo che il carro è neutrale in pedalata, infatti sullo sconnesso l’ho sempre lasciato aperto senza notare un negativo dispendio di energia. Copia bene anche le piccole asperità ed è facile rilanciare la bici.
La Dash arrampica bene, ma nel mercato delle trail bike si trova di meglio, come già le quote geometriche fanno intendere. Un angolo sterzo di 65.5°, su 140mm di escursione, ed il peso, la dicono lunga sul carattere della bici, più votata alla discesa che alla salita. I cerchi Enve con canale interno di 35mm permettono di tenere le gomme a pressioni basse (1.4 bar davanti e 1.5 dietro le mie), guadagnando in trazione, e l’angolo sella verticale aiuta a tenere il peso in avanti soprattutto sulle rampe ripide. Infatti l’anteriore non tende ad alzarsi.

Continuo a non capire come Enve possa montare la ruota libera con meno ingaggi della linea DT, lo star ratchet 18 al posto del 54, anche perché il sovrapprezzo è nell’ordine dei centesimi di Euro su uno dei set di ruote più care in assoluto (non è la prima volta che ci capita). Visti i mozzi che si trovano sulle ruote della concorrenza, tipo i Project321  da 142 punti di ingaggio delle nuove Crank Brothers Synthesis, sarebbe anche ora che Enve vi ponesse rimedio. Ormai lo si nota chiaramente, quando la ruota libera ci impiega tanto ad ingaggiare, appunto perché siamo abituati a mozzi sempre più performanti da questo punto di vista. Sembra un dettaglio da poco, ma quando si deve dare il colpo di pedale decisivo per chiudere un passaggio ci si accorge subito della differenza.

Ho fatto diversi giri lunghi e con tanti sentieri in mezzacosta riuscendo a chiudere tutti i passaggi ostici. Tolti tutti gli spacer da sotto il manubrio, un Renthal Fatbar Lite da 780mm di larghezza e stem da 40mm, ho trovato la mia posizione ideale per imprimere forza allo sterzo e girare anche nello stretto in salita. Quella di togliere i distanziali è una cosa che faccio con tutte le 29, per la cronaca. In ogni caso, la Dash si trova a suo agio su lunghi giri alpini, se non si è troppo fissati con il peso. Questo, infatti, non l’ho notato particolarmente, ho invece apprezzato ogni grammo di robustezza in più in discesa.

Discesa

Che ci crediate o no, sono riuscito ad essere più veloce in discesa con la Unno che con bici da 29 con escursione maggiore. Parlo di pochi secondi, quindi possono essere imputabili anche alla forma di giornata, ma quello che ho notato è stata l’estrema precisione con cui potevo scegliere e seguire una linea contorta sui sentieri tecnici, grazie alla rigidità della Dash. Rigidità che delle volte è anche troppa perché, non dimentichiamolo, le Enve M635 (montate di serie) sono molto rigide anche loro, ma che dà una confindenza incredibile. In poche parole: sullo scassato ho aperto i freni e ho lasciato che la bici facesse il resto. Le Enve non hanno battuto ciglio ai diversi fondo corsa delle gomme, così come il telaio non si è fatto scalfire da sassi o legnate varie.

Il feeling della Dash è sportivo, nel senso che la sospensione posteriore dà molto feedback dal terreno: non si tratta di un carro mangiatutto, ma di una cinematica che ti fa sentire esattamente cosa stai facendo. Bisogna dunque lavorare di gambe e braccia ma, come detto sopra, non ci si deve preoccupare di scegliere le linee più pulite perché la bici non si scompone. Viene da sé che è facile pomparla sugli ostacoli e sugli appoggi, oltre che alzarla in aria.

Il carro diventa molto progressivo verso il fondo corsa: per fortuna, dico io, visto cosa si riesce a fare. Non ho mai fatto un bottom out, malgrado usassi circa il 25% di sag. L’indole discesistica di Unno salta fuori anche da queste scelte. Interessanti anche i cuscinetti, degli Enduro Bearings Max dalle dimensioni generose che ben si abbinano alla struttura massiccia di carro e triangolo anteriore.

Sul lento tecnico mi è piaciuta molto per la sua capacità di incassare i colpi mantenendo la linea scelta malgrado la poca escursione. Ho proprio avuto l’impressione di avere fra le mani un mezzo estremamente stabile, in parte penalizzato dall’impianto frenante: ho volutamente lasciato da parte lunghe discese ripide proprio perché sapevo che i Guide, una volta surriscaldati, avrebbero avuto poca potenza frenante malgrado le nuove pastiglie semimetalliche che avevo montato. Il disco da 160mm dietro, poi, non ha alcun senso se i freni sono già deboli di loro.

Si può discutere se sia necessario montare su una trial bike dei cerchi con un canale interno largo 35mm, di serie sulla Dash. Personalmente mi fermerei a 30mm, anche per limare qualche grammo, però devo dire che questi Enve M635 sono veramente robusti e precisi e ti tolgono ogni preoccupazione sugli ostacoli con cui andrai ad impattare, sempre che la gomma non si distrugga.  A proposito di pneumatici, con dei cerchi così larghi è meglio montare delle gomme belle larghe: trovo che 2.5″ sia la misura giusta per evitare che diventino troppo squadrate, ed è anche quella che avevo all’anteriore. Tanta la confidenza che una combinazione del genere dà in discesa, in primis per il grip e l’assorbimento delle asperità dato dal volume generoso.  Il telaio è predisposto proprio per copertoni larghi fino ad un massimo di 2.5″.

Conclusioni

La Unno Dash è una trail bike votata alla discesa, con un telaio molto rigido, preciso e con una verniciatura a prova di bomba. Pur essendo un prodotto artigianale fatto in Europa ha dei prezzi inferiori ad alcune concorrenti che provengono dall’Oriente, considerando anche le ruote in carbonio. Un fattore, questo, che dovrebbe stuzzicare i potenziali acquirenti di una bici così esclusiva.

Prezzi

Dash Factory: 8.650 Euro
Dass Elite: 6.350 Euro
Telaio: 5.000 Euro
Ordinabile online sul sito Unno, dove trovate anche i montaggi.