Yeti cancella la parola “Tribe” dai suoi raduni per rispetto dei nativi americani

Yeti cancella la parola “Tribe” dai suoi raduni per rispetto dei nativi americani

Staff, 16/07/2020
Staff, 16/07/2020

Lo “Yeti Tribe” è da anni il nome con cui il marchio del Colorado definiva i raduni dei proprietari di una delle sue bici. Negli Stati Uniti, però, alcune parole (e monumenti) si sono scoperte essere offensive per una delle tante minoranza che abitano nel Paese. Una di queste è Tribe (tribù), con cui nei secoli scorsi si definivano i gruppi di indigeni del posto, da noi chiamati “indiani”.

Per questo motivo i raduni non porteranno più la dicitura Tribe, ma continueranno a tenersi comunque. Qui sotto il comunicato ufficiale di Yeti.

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When Yeti Cycles started thirty-five years ago, the founders felt strongly about building a community that was founded on racing and the belief that mountain bikes make us better people. We shared this with our friends at the races, at festivals and ultimately at Yeti Tribe Gatherings, where hundreds gather each year to ride epic trails, and enjoy the camaraderie of post ride beers and stories together. We’ve referred to this crew as the Yeti Tribe – a community of people who love to ride mountain bikes. The notion of tribe was appealing to us because it was community-centric, familial, and had strong social values. Recently, we’ve learned our use of the term “Tribe” can be offensive to indigenous people, due to the violent history they have endured in the United States.  The word “Tribe” is a colonial construct that was used to marginalize Native Americans and its continued use by non-Indigenous People fails to accurately recognize their history and unique status as Tribal Nations. After discussion with members of the indigenous community, studying accurate representations of our shared history, and reflecting on our values as a company, Yeti Cycles has decided we will no longer use the term “Tribe” in our marketing. The community we have built will move forward and thrive. Yeti Gatherings will continue to be our most valued events of the year. We have walked away from a word, but the soul of our community remains intact. We ask you all to join us in embracing this change. Thanks to the mountain bike community for your guidance and especially to the members of the Indigenous community for educating us on this issue. See you on the trail. Chris + Hoog

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Commenti

  1. mcpelo68:

    inginocchiarsi, non è un atto di per sé di "sottomissione" verso qualcun'altro?
    Il gesto è nato nell'NFL, al momento dell'inno nazionale alcuni giocatori (il più famoso: Colin Kaepernick, allora quarterback dei San Francisco 49rs: poi licenziato ed ostracizzatotanto da aver fatto e vinto una causa miliardaria) hanno iniziato a non rimanere più in piedi come d'uso ma ad inginocchiarsi in segno di protesta. E' un gesto di protesta, non di sottomissione.

    [email protected]:

    io NON CREDO affatto che siano i neri a volere questo
    No, certo. Ai neri piace essere fermati a caso dalla polizia e scaraventati su un cofano , ai genitori neri piace dover dire ai figli di non portare felpe col cappuccio e a non rispondere mai alla polizia, ai neri piace farsi sforacchiare o strangolare. Immagino cosa diresti se questo capitasse a te, ai tuoi amici, parenti, vicini di casa da almeno 150 anni.

    [email protected]:
    ...credo invece che sia una certa parte politica americana, che ha spinto i media a caricare quanto accaduto, per spingere le masse a farsi guerra tra di loro, e a screditare l'immagine di trump, che come sappiamo tutti e chiaramente contro gli immigrati clandestini.
    ma credo che ci sia dell'altro. forse si prende ogni scusa per far sentire il cittadino sempre piu in colpa e impaurito, cosi da controllarlo meglio.
    ogni scusa e buona dalrazzismo, al covid, all'omofobia, al sessismo. ormai non si puo piu dire niente, che si viene subito attaccati e accusati di essere dei sovversivi. orwell e sempre piu vicino.
    Ah, certo, è un complotto contro Trump. Evidentemente gli hanno anche hackerato l'accont Twitter.
  2. sembola:

    Consentimi poi una considerazione sulle statue. Giustamente scrivi che i simboli vanno contestualizzati per chi fa parte di una comunità, e ciò che può essere insignificante qua può essere offensivo là. Il punto è proprio questo, non è facile fare delle valutazioni razionali "da lontano", senza vivere il quotidiano di una comunità. Per dire, a me pare eccessivo chiedere la rimozione delle statue di Colombo, ma non ho sufficiente conoscenza dei programmi scolastici e della cultura popolare USA per escludere che possa essere divenuto un simbolo considerato negativamente. Ad ogni modo la questione Colombo (di cui i nostri giornali manco avrebbero scritto se fosse stato portoghese...) è marginale, il grosso del dibattito riguarda altro, vale a dire soprattutto statue di generali Confederati negli stati del Sud, vale a dire condottieri di quella parte che si separò dagli Stati Uniti perchè rifiutava qualsiasi revisione della questione della schiavitù. Per noi è solo un uomo a cavallo, per altri è il simbolo si un sistema di schiavitù, oppressione e morte che non è finito con la Guerra Civile, tanto è vero che il Civil Rights Act è arrivato 99 anni dopo; ed è difficile valutare la questione senza uno sforzo di empatia, senza mettersi nei panni dell'altro. Per me le statue di Lepoldo II Re dei Belgi sono dei bronzi di un uomo a cavallo, per chi ha studiato la storia del Congo è l'artefice forse della peggiore carneficina coloniale. Tanto per capirci, le gendarmerie private di Leopoldo mozzavano le mani ai congolesi che si ribellavano o non volevano più fornire la quota richiesta di lattice, cioè facevano davvero ad altri quello di cui poi avrebbero accusato (falsamente) le truppe tedesce di occupazione nella prima guerra mondiale ("la storia non si cambia"?) . Ecco, se la statua prende una secchiata di vernice non è un dramma, come non lo è che la statua finisca in un museo, cosa che in effetti han fatto a Kinshasa.
    Ho scritto prima di Colombo senza aver letto questo.
    Alloraa a mio avviso non puoi contestualizzare, altrimenti ad oggi non avremmo avuto il Colosseo ad esempio, simbolo di schiavitù, avrebbero dovuto buttarlo di sotto alla caduta dell’impero, o tante statue di condottieri dell’epoca, tante tombe avrebbero dovuto essere rase al suolo e con loro tante chiese, non parliamo poi dei dipinti o arazzi...cosa ci resterebbe? Non sapremo nemmeno come andò la storia.... La stessa idiozia italiana sulla statua per Montanelli....come è che quando Montanelli attaccava Berlusconi quella statua non dava noia a nessuno, ora ad un tratto rappresenta un pedofilo??? (Oltretutto in altri tempi ed in altre culture). Siamo ai limiti dell’ipocrisia...perché è tutta ipocrisia.

    Prendiamo le femministe uno dei movimenti piu ipocriti che vi sia... una come la Boldrini che fa ricorso se il modulo dell’autocertificazione e’ rivolto al maschile (e fa ricorso al tempo in cui per covid morivano come mosche) pero non fa un fiato quando l’eroina di Sanremo la Jebreal dichiara che la condizione delle donne in Italia è pari a quella in Pakistan o Afganistan....la Jebreal stessa nel suo paese quello non avrebbe mai potuto pronunciarlo. Oppure vogliamo parlare di Silvia Romano e del velo simbolo di liberta’???
    E le femministe? Mute
    Oramai al giorno d’oggi ogni battaglia che parte da contenuti buoni e condivisibili, di enta poi solo una battaglia politica, i veri principi si lasciano per strada facendo spazio solo all’ipocrisia imperante ed al raggiungere l’obiettivo politico o economico.

    Sid
  3. D-Lock:

    Si ma , tornando a bomba su Yeti, qui non siamo nemmeno alla politicizzazione dell'iniziativa, questa è una marchettata unicamente economica. Yeti è stata tirata in ballo, e per uscirne con una faccia che le permetta di continuare a vendere, si è piegata alla richiesta idiota.

    E non sono gli unici, ho ricevuto ieri da un vendor americano di informatica una mail intitolata "Offensive Terminology Effort", dove dicono che sostituiranno blacklist con denylist, abort (di un task) con stop, blackout con outage. Gli ho risposto chiedendo loro (in tono sarcastico, ma pare non l'abbiano colto) quanto ritengono che questa iniziativa fermerà il razzismo dilagante nel loro Paese.

    E credo/temo che nei prossimi mesi di buffonate di facciata come queste ne vedremo sempre di più.
    appunto...capisci che a dare spago alle minime cazzate poi si arriva ai deliri che mi hai appena citato...
    renditi conto come siamo messi (o come sono messi...)
    cambiare la parola blackout... nemmeno negli anni più bui del Medioevo...
    pensa quando non potrai più comprarti una bicicletta nera perchè è simbolo di oppressione (tu che pedali la bici nera)