2019: aumentano i casi di doping nel ciclismo professionistico

2019: aumentano i casi di doping nel ciclismo professionistico

Piergiorgio Sbrissa, 20/01/2020
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Piergiorgio Sbrissa, 20/01/2020

32 casi di doping nel ciclismo nel 2019, 26 uomini e 6 donne. Casi riguardanti atleti di alto livello, élite e professionisti, non gli amatori. 24 casi riguardano il ciclismo su strada (4 in Mtb, 3 pista, 1 Bmx), il che rappresenta un +118% rispetto il 2018.

Il Movimento per un ciclismo credibile (MPCC), nel proprio annuale rapporto commenta la cosa con una certa gravità: “[…]mai dalla creazione del nostro rapporto di credibilità (6 anni) le cifre riguardanti il ciclismo erano state cosi pessime“.

7 procedure di doping sono state fornite dall’operazione Aderlass, che ha rivelato l’esistenza dell’ennesima rete di doping fatta di medici, atleti e faccendieri vari, e che secondo gli investigatori è ormai quasi chiusa. Anche questa operazione però non ha rivelato, almeno per ora, nulla su eventuali coinvolgimenti a livello di fornitura delle sostanze e dirigenza delle squadre.

Il ciclismo ha fatto numerosi sforzi per ridarsi una credibilità negli ultimi anni, con effetti positivi proprio nel numero di casi rilevati all’antidoping, ma nel 2019 è tornato nella parte alta della classifica, al 5° posto per numero di casi, dietro la solita atletica, primatista da anni (81 casi nel 2019, 91 se si considerano anche quelli di corruzione); quindi il sollevamento pesi (78 casi) anche lui piagato da anni dal doping; e poi dai due sport nazionali americani, baseball e football americano (61 e 42 casi rispettivamente), anche loro da sempre affezionati alla parte alta di questa poco edificante classifica.

Scende un po’ l’Italia nella classifica di casi per paese (su tutti gli sport). L’anno scorso 3^ con 39 casi (42 contando quelli per corruzione) dietro le superpotenze USA e Russia, quest’anno 5^ con 20 casi dietro USA (108), Russia (74), Repubblica Dominicana (24)  e Kenya (21).

L’Italia si conferma il primatista europeo per il quarto anno di fila.

 

Commenti

  1. Sarebbe forse interessante lavorare in maniera indiretta:
    Se viene trovato un atleta dopato vengono pesantemente multati gli sponsor della squadra.
    Se lo sponsor va in perdita non foraggia la squadra e la squadra non sta in piedi.
    In questo modo ci sarebbe una sorta di autocontrollo che dovrebbe limitare determinati comportamenti.

    Poi è ovvio che si tratta di utopia
  2. Io penso che il miglior deterrente sia la probabilità di essere beccati e ad oggi è ancora troppo bassa. Vuoi per il numero dei controlli, vuoi per il cronico ritardo delle metodologie di analisi rispetto alle metodologie dopanti, questo almeno a livello professionistico. A livello amatoriale molto probabilmente basterebbe intensificare i controlli ma i costi non sono facilmente sostenibili dagli enti organizzatori, quindi avanti così.....
  3. Valtrompia1970:

    Se nelle GF amatoriali dovessero fare il controllo a tutti gli atleti a fine gara, per me metà delle persone non partirebbe neanche
    Tremendamente vero.