Islanda: pedalando con i troll

Islanda: pedalando con i troll

03/01/2012
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03/01/2012
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29 Luglio 2010
Ansia,paura di non farcela. Non provavo questi stati d’animo da prima del mio primo Cammino di Santiago. Ottimo preludio per il mio viaggio. Vuol dire che sono VIVO.
Ho rimandato per troppo tempo questa avventura. Ho riversato le mie insicurezze sulla scelta dei materiali,sulla bici,sulla probabile poggia che avrei trovato,sul mio poco allenamento. Quella che invece ho dovuto allenare è stata la testa. L’unica parte del corpo che ti manda avanti quando davanti hai il nulla.
L’aeroporto di Berlino -Tingel è un facsimile di aeroporto. Un capannone con un paio di televisori su cui è indicata l’ora della partenza del volo vattelappesca. Forse però proprio per questo si respira un’aria particolare. Notte,fresco,noi che percorriamo la pista a piedi per prendere un tubetto di dentifricio (questo sembra l’aereo) per l’artico,o giù di li,mi fa una certa impressione. Come quando si viaggiava realmente, e non si acquistava un pacchetto vacanze in agenzia. L’arrivo a Keflavik è stato altrettanto particolare. Tantissimi giovani che attendono il loro zaino per iniziare l’avventura. Esco dall’aeroporto e domando all’ufficio turistico come poter arrivare all’Alex Guesthouse. Mi indica un telefono. In pratica c’è una linea diretta con Alex. Fico. Chiamo e mi viene a prendere con un furgoncino per mettere la bici. Sono le 02:00 ora locali. Inizia a fare giorno. Benvenuto nel Grande Nord
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1 Agosto
Anche oggi non riesco a partire prima delle 10:00. Mentre mi faccio una tazza di tè incontro 2 cicloviaggiatori. Questi sporadici incontri sono completamente spogli dalle etichette,dai riti,dalle recite che dobbiamo subire nella vita di tutti i giorni. Semplicemente due persone che condividendo la strada condividono le esperienze. Le parole potrebbero essere perfino superflue.

Domando dove vanno. West Fiords. Cazzo sono dei tipi tosti. I West Fiords insieme,agli altopiani centrali,sono la zona più selvaggia dell’isola. Anche se mi riesce difficile pensare a qualcosa di più selvaggio rispetto a quello che vedo intorno a me. Ma tant’è. West Fiords,West Fiords,mi rimangono in mente queste parole per tutta la mattina. Le ha pronunciate con tranquillità,come se avesse detto qualcosa di banale,di ovvio. Spero di mostrare agli altri anche solo la metà del carisma che sprigionano questi due capelloni diretti verso i West Fiords.

5 Agosto
Sono le 19.30,che facciamo? Dormiamo qui e ci apprestiamo a fare la Kjolur domani,con un ritmo da pensionati,oppure si va,si supera Gullfoss e si punta dritto verso il nulla? Si va. Gullfoss dista meno di un’ora di pedalata. Spettacolo,sembra essere la fontana della Terra. Quanta acqua e perfino non inquinata. Con Mirta mi avventuro fin sotto la cascata,gli altri ci seguono timorosi. I nordici decidono di mangiare nel locale sopra la cascata. Che c’è di buono? Una squisita zuppa di verdure! Ho capito va,tocca provare gli spaghetti alla bolognese comprati al supermarket. Sembro più un homeless che un turista,però almeno mangio. Del locale invece gusto la torta,buona. Gli islandesi sono bravi a fare i dolci.

Si riparte e finalmente iniziamo la mitica Kjolur,la F35,forse il vero motivo di questa vacanza. Ora ho pedalato in ogni condizione,dal quasi deserto della Sierra Morena,alle verdi colline del Chianti. Ma la sensazione che mi da pedalare alle 10 di sera,con il sole ancora vivo,nel mezzo degli altopiani islandesi,non l’ho provata in nessuna altra parte del mondo. Sarà la luce inconsueta per le nostre abitudini e latitudini,sarà questa tundra infinita che ci circonda a perdita d’occhio,ma è euforia a tutto gas. La gamba va come mai è andata. Rido,sono felice.

Ci supera un fuoristrada e penso ma questo è matto a fare il Kjolur di notte? Cazzo,almeno lui ha la macchina,noi solo la bici!

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6 Agosto
La strada è durissima,la fatica si sente. Questo sterrato ondulato sta massacrando me e la bici. Sono preoccupato per le gomme. Ho un’altra camera d’aria di riserva. Spero che non serva. Pioggerellina fitta fitta,nuvole così basse da diventare nebbia. Mi fermo per bere,il vento è il solo rumore. Dicono abiti un troll da queste parti. Sempre che la crisi non l’abbia costretto ad emigrare. Mi scende una lacrima,cazzo spero che sia il vento,altrimenti fare la femminuccia in questo selvaggio nulla mi porterà solo dei guai. Pedalo,pedalo ed ecco finalmente il bivio per il campeggio. 2 Km.

Al bivio ho sbagliato strada. O è stata la stanchezza o l’ora del fesso,ma tant’è. Tornare indietro è impensabile. Ci sarebbe da fare una bella salita e con la media che riesco a tenere qui ci vorrebbe più di un’ora per arrivare al campeggio. Sono stanco morto. Un secondo di panico,poi razionalizzo. Pianto la tenda qui. In queste occasioni,quando ti capita un imprevisto,ti puoi concedere solo un secondo di panico poi devi pensare alla soluzione del problema. Altrimenti il problema si trasforma in guaio.

Sta iniziando a piovere e si alza il vento. Le nuvole basse anticipano la notte. Preso dalla fretta ed ancora intimorito dalla situazione,sbaglio le cose più facili. Respiro profondo,ricomincio e in 10 minuti la tenda è su. Mi ci catapulto dentro,mi spoglio e mi infilo nel sacco a pelo. Questo è il mio spazio,la natura matrigna e le mie paure rimangono fuori. Ma tentano ugualmente di entrare,si scatena una temporale Iceland style. Pioggia,non molta,ma continua per ere geologiche e forte,fortissimo vento. La tenda fa rumore (è un suo difetto),ma so che non mi tradirà.

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9 Agosto
Nord,sempre più a Nord,arrivo alla punta estrema per essere sicuro di oltrepassare il circolo polare artico. Oltre c’è solo l’Artico,appunto. Per millenni,fino a pochi anni fa,questo era una meta mitica,raggiunta da pochi esploratori o commercianti. Non certamente raggiungibile da un turismo seppur impegnativo. L’emozione ci sta tutta. Sole ed assenza di vento rendono il posto molto suggestivo. L’acqua è color turchese.

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12 Agosto
Abbiamo fatto il Kjolur,ci metterà mica paura 60 km di anonima pista 862?

 

il Kjolur è un autostrada a 3 corsie paragonata a questa sconosciuta pista 862. Un giorno dovremmo vantarci di aver fatto questa,non la più glamour Kjolur. Di gran lunga il peggior sterrato che abbia mai incontrato

 

Deserto lavico e infinite verdi colline. Con monti blu e rosa all’orizzonte. Questa seconda parte è di gran lunga migliore della prima. Arrivo quasi a pensare che ne sia valsa la pena.

 

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16 Agosto
Ci fermiamo 1 ora alla laguna glaciale. Spettacolo allo stato puro. Il ghiacciaio,ritirandosi,sta formando una laguna cosparsa di iceberg. Si di iceberg,come neanche al Polo.

Eccolo li l’ultimo avamposto dell’era glaciale,il Vatmajokull. O meglio,solo una lingua,visto che stiamo parlando di qualcosa di immenso. Che se si sciogliesse riempirebbe il lago Vittoria in Africa. Il bacino che alimenta il Nilo.

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Conclusioni
Non posso sottrarmi a fare paragoni con le mie altre 2 grandi esperienze di cicloviaggio.

Il Cammino di Santiago è altra cosa,è un viaggio dal quale non si torna più indietro. Dall’Islanda invece si torna,e si torna anche contenti di aver fatto una bella esperienza.

Che cosa ho imparato? Che per poter improvvisare devi essere molto preparato. Non esiste improvvisazione senza studio. Solo così ti puoi svegliare sotto un ghiacciaio,farti un te con acqua di torrente e sentirti perfettamente a casa tua!

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