L’addio alle gare di Lorenzo Suding

L’addio alle gare di Lorenzo Suding

30/03/2018
Whatsapp
30/03/2018

Lorenzo Suding si ritira dalle competizioni di mountain bike. Il cinque volte Campione Italiano di DH e Campione Italiano in carica di Enduro, personaggio eclettico ed estroverso, molto conosciuto e stimato in ambito internazionale nel mondo della MTB, ha raccolto i suoi pensieri in questo comunicato stampa esclusivo per MTB-MAG che mette a nudo la sua personalità e il suo bagaglio di esperienze raccolte in 12 anni di competizioni ai massimi livelli.

[Comunicato stampa]

Annuncio la fine della mia carriera agonistica in mountain bike e l’inizio del mio impegno in alcuni progetti nell’ambito didattico e turistico. Sono soddisfatto dei traguardi che ho raggiunto in bici e sono molto grato per tutto l’aiuto da parte di tutti quelli che mi hanno dato una mano. Che sia la mia famiglia, le squadre per cui ho corso, la Regione autonoma Valle d’Aosta, la Federazione Ciclistica Italiana o semplicemente tutti quelli che hanno creduto in me, anche quando ero “perso” dopo il mio incidente automobilistico del 2014. Grazie di cuore, tocca offrire da bere a tutti.

Inizio dicendo che non sono mai stato attento a scuola, ma certi maestri di vita li ho dovuti ascoltare per forza. Dai 7 anni di vita in poi, le gare di BMX, Cross Country, Downhill ed Enduro mi hanno formato nella persona che sono oggi, a 32 anni. Il terzo “sensei” giapponese è il dolore, ed è il più temuto tra tutti. Il primo è la morte, il secondo la delusione. Il carattere di una persona sale in superficie quando il gioco si fa duro. Scappi o combatti? A me veniva sempre da combattere, anche se la colpa era mia e solo mia. Da dannato caprone, non lasciavo mai stare e ci credevo fino in fondo. Stiamo solo parlando di sport, ma di uno sport estremo!

Nel Downhill siamo gladiatori per scelta. Non mi ricordo molte stagioni di Coppa del Mondo di Downhill, delle 11 che fatto, in cui non abbia subito seri infortuni. Il dolore è una costante nella mia vita, lo è sempre stato anche prima dello sport. In situazioni estreme di pericolo, per forza di cose tiri fuori il tuo carattere, il tuo istinto primordiale. L’importante è non perdere coscienza ed equilibrio per le cose più importanti, come la propria vita. Insomma, il filo del rasoio negli sport estremi è ben affilato.

Quanti weekend sotto la pioggia, nel fango? Molti. Quanto dolore? Tanto. Ma quelli sono nel passato. Le mie vittorie personali hanno fondato la mia identità. Salire in partenza la domenica mattina con impedimenti fisici come fratture, contusioni, ematomi, distorsioni, strappi non è mai stato bello: non sono masochista. Quando sei al cancelletto di partenza e senti il via, però, tutti questi problemi si dissolvono con l’adrenalina e ti lanci senza troppo riguardo verso valle. Se arrivi in fondo d’un pezzo solo… è già qualcosa! Se vinci, sparisce tutto il dolore e vieni ripagato dall’euforia che, quando scende, si trasforma in soddisfazione pura. Serenità dei sensi. Non ho vissuto molte altre situazioni nella mia vita con emozioni paragonabili.

Cosa c’è di più chiaro che gli estremi opposti per dare a ognuno equilibrio e consapevolezza dei valori della vita? Spesso sono due facce della stessa medaglia, come lavoro e compenso, paura e coraggio, vergogna e orgoglio. Come una bella giornata dopo una settimana di pioggia. Come quanto capisci di amare una persona solo quando non c’è più. Come piangere e ridere. Come il dolore e il dolce star bene… e via dicendo. Il tempo che abbiamo noi tutti è contato, la mia paura più grande è di perdere l’opportunità, di rimanere intrappolato nel nulla, dell’indifferenza, della noia. Usare il tempo che abbiamo a disposizione senza esprimere la nostra identità è un vero peccato. I compleanni non sono ragione di festa per me: festeggio meglio la mia vita compiendo atti fuori dal comune. Ognuno ha il suo modo di vivere e tutti hanno diritto di esprimersi, almeno in Italia. Nessuno è obbligato a capirmi. Lo sporto estremo è poco remunerativo, nella discesa MTB è così. Non ho molta paura del male fisico, perché ho imparato che in un modo o nell’altro tutto passa. Il corpo non è nient’altro che un mezzo per dare forma alle nostre idee e far avverare i nostri sogni.

Quando il tempo scade però, non lo si può ricaricare come un gioco, anche se sei ricco sfondato. Come in una discesa della finale di Coppa del Mondo, se non dai il massimo, te ne pentirai. Tutto il tempo, il lavoro e il dolore per arrivare al cancelletto di partenza del Mondiale lo senti in adrenalina e ti trema tutto il corpo. La paura serve per capire la gravità delle cose a cui tieni. Capisci l’importanza che dai alle tue scelte. In quel momento, in cui rappresenti la tua Nazione e tutti quelli che non hanno avuto l’onore di poterlo fare. È proprio lì che te ne rendi conto: anche se non stai salvando la vita a nessuno, stai facendo qualcosa di più grande di te stesso. Trovare qualcosa per cui valga la pena rischiare tutto è una cosa bellissima. Simile all’amore.

La bici è la mia maestra di vita. Mi ha permesso di conoscere molti posti attorno al mondo, conoscere tanta gente diversa e iniziare a capire chi sono. La bici mi ha portato a vivere in questo posto meraviglioso, la Valle d’Aosta. Ma con i piedi ben saldi a terra perché appena ho alzato la cresta, mi ha punito subito. Ho sacrificato volontariamente tutte le mie risorse: il mio tempo, il mio corpo e la mia mente. È una grande fortuna poter imparare per propria volontà e non perché obbligato da altri, come spesso capita in giro per il mondo. Tutto per raggiungere un obiettivo. Questo mi ha insegnato i valori della vita. Ora voglio dare agli altri ciò che mi è stato dato così generosamente, in un modo o nell’altro. Sotto forma di consigli sportivi o semplicemente dando sempre la mia disponibilità ai giovani, che sono il nostro futuro, il nostro tutto.

Questo scritto lo dedico non solo a chi mi conosce, ma anche ai tanti ragazzi che vedo in giro, persi nella confusione della società attuale, così piena di opzioni, promesse e tradimenti. Siamo tutti nella stessa barca. Anche io da quindicenne vagavo per strada con i miei amici, combinando guai. Se posso darvi un modesto consiglio, provate tante cose con diligenza, lasciate stare gli eccessi. Droghe, armi, gelosia e odio. Quando vi capita un’attività creativa, sana e produttiva per le mani, fatene tesoro. Imparate a prendere decisioni da soli. Create il vostro “compasso interno” e seguitelo, dirigetevi in una direzione senza mai perdere di mira il vostro sogno. Anche se non è in voga al momento, lasciate stare quello che fa la massa. Tenete lontano la gente distruttiva e abbracciate la gente che vi vuol bene. Accettate consigli da tutti, ma decidete esclusivamente per conto vostro. Andate avanti sempre per la vostra strada. A piccoli passi si scalano le montagne più grandi. Non perdete troppo tempo stando fermi. Più coltivate, più frutti raccoglierete. Esprimete quello che sentite dentro e create la vostra identità da soli. Siamo tutti unici. La storia è costruita da individui, gli imperi sono crollati sotto i colpi di fenomeni di massa. Lavorate per voi stessi e aiutate il prossimo, che le carte cambiano di continuo.

Lorenzo Suding