Test Trail bike 2016, bici #2: Trek Fuel EX 9.8 29

Test Trail bike 2016, bici #2: Trek Fuel EX 9.8 29

Mauro Franzi, 16/03/2016
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Mauro Franzi, 16/03/2016

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Dopo l’approfondimento di Francesco Mazza sulla Cannondale Habit SE, torniamo con la Trek Fuel EX 9.8 29 ad occuparci di una delle bici che ha preso parte alla comparativa fra quattordici trailbikes. La Fuel era una delle sette bici con ruote da 29″, nonchè quella da me scelta per l’ultima giornata di test, dedicata alla prova più approfondita di uno specifico modello. Perché proprio lei? Perché nel gruppo delle 29” è quella che, considerando l’insieme delle situazioni, mi ha fatto maggiormente divertire. Mi avessero chiesto di scegliere la migliore scalatrice sarei probabilmente andato sulla Ripley, oppure sulla Hightower o sulla Root Miller se avessi dovuto scegliere quella che in discesa mi ha permesso di più. Il pregio maggiore delle trailbike è però l’equilibrio, e nella mia personale classifica l’unica a poter competere con la Fuel sul fronte della polivalenza è la Stumpjumper; con la differenza che quest’ultima, per quanto un po’ più facile ed intuitiva, perde qualcosa in termini di reattività, dote che personalmente apprezzo molto su questa tipologia di bici.

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Ma andiamo al sodo, cominciando con un breve esame statico. Per quanto concerne la cura costruttiva con Trek non c’è molto da scoprire, specie se, come nel mio caso, non è la prima volta che se ne prova una. Il telaio in carbonio OCLV trasmette una rassicurante sensazione di solidità ed i dettagli sono ben curati, routing dei cavi compreso. A differenza di quanto avviene per la versione con ruote da 27.5”, qui troviamo lo standard boost sia all’anteriore che al posteriore. Attraverso il Mino Link, un dispositivo che permette di variare il punto di infulcro del fodero superiore alla biella dell’ammortizzatore, è possibile scegliere fra due diversi assetti geometrici: uno con angoli più chiusi e maggiore altezza del movimento centrale, un secondo con angoli più distesi e perciò più orientato alla discesa. Durante tutto il test abbiamo utilizzato la bici nella seconda configurazione. Lo schema di sospensione è quello proprietario di Trek denominato ABP, un monocross flottante con la caratteristica di avere lo snodo posteriore concentrico al mozzo ruota. La gestione è affidata ad un ammortizzatore dotato di idraulica RE:aktiv, sviluppata in collaborazione con Penske Racing. Caratteristica riconosciuta a questo schema è quella di una grande sensibilità ed ottime prestazioni discesistiche, al prezzo però di una scarsa stabilità in pedalata (leggasi bobbing).

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Il montaggio è adeguato e funzionale, ma in rapporto agli oltre 5000 Euro del prezzo di listino non fa strappare i capelli. Le sospensioni, ad esempio, sono della serie Performance di Fox, quindi quella intermedia. Le ruote DT Swiss M1900 Spline sono solide ed affidabili, ma anche qui siamo distanti dal top di gamma. Troviamo poi parecchia componentistica marchiata Bontrager, mentre freni e trasmissione sono Shimano XT. A proposito della trasmissione, da segnalare che la Fuel era l’unica 29″, assieme alla Rose Root Miller, a montare la doppia. Si tratta di una scelta che personalmente non mi sento di condannare a prescindere, anche se comprensibilmente biker ben allenati potrebbero preferire il risparmio di peso e la maggiore semplicità della singola.

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Proprio la presenza della doppia, e quindi del comando del deragliatore, costringe a posizionare il comando del telescopico molto lontano dalla manopola. I problemi di convivenza fra certi comandi Shimano e quello del Reverb sono noti, ma ciò non giustifica un simile scivolone su una bici di questo livello. Non si tratta solamente di una questione di scomodità o di velocità, ma anche di sicurezza, visto che per azionare il remoto del Reverb si perde l’impugnatura ottimale della manopola. Infine una nota sulle coperture: ammetto di non aver fatto i salti di gioia vedendo montata anche all’anteriore una Bontrager XR3, copertura che in passato ho avuto modo di apprezzare per la scorrevolezza, ma che in quanto a tenuta non mi ha lasciato grandi ricordi. Devo però ammettere che sui fondi incontrati a Punta Ala si è sempre rilevata all’altezza, sensazione confermata anche da altri tester che in passato avevano tratto conclusioni simili alle mie.

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Il nostro giro-tipo cominciava con un breve trasferimento in piano. Nonostante l’escursione relativamente contenuta, lo schema ABP conferma quanto già riscontrato sulle sorelle con più corsa a disposizione, vale a dire una marcata tendenza al bobbing se l’idraulica dell’ammortizzatore viene lasciata nella posizione più aperta fra le tre disponibili. Chiudendo il registro la situazione migliora notevolmente ma, a causa della frenatura poco marcata del Float, la Fuel resta lontana dall’essere la bici ideale per gli scatti brucianti. Se invece si mantiene una pedalata non troppo nervosa, si ha una piacevole sensazione di leggerezza e la resa diventa sorprendentemente elevata, probabilmente grazie ad una indovinata posizione in sella ed alla scorrevolezza delle coperture.

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Si entra nel bosco e volontariamente vado a cercare qualche sequenza di radici. Qui il carro stupisce per la capacità di restare ben attivo senza dover continuamente smanettare sulla levetta dell’ammortizzatore, la quale può tranquillamente rimanere nella posizione più chiusa anche sul tecnico e nelle brevi discese fra una rampa e la successiva. Impattando in modo maldestro su ostacoli dal profilo squadrato la sospensione tende a lavorare anche più del necessario e quindi rimbalzare determinando una leggera perdita di motricità. Bisogna però andarsela a cercare, ed in ogni caso basta chiudere di qualche click il ritorno per eliminare il fenomeno (ricordandosi ovviamente di riaprirlo ad inizio discesa).

Sulle rampe al limite della pedalabilità l’avantreno tende ad alleggerirsi, ma tenendo conto dei 2 cm di spessori sotto lo stem e del Mino Link settato in low position ci può stare. E’ questa l’unica situazione in cui la Fuel non mi ha del tutto convinto, per quanto si parli di pendenze per me al limite della pedalabilità.

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Si comincia a scendere e subito la Fuel stupisce per l’agilità e reattività che sa regalare. Le geometrie più chiuse rispetto alle altre bici in comparativa ed il fatto di essere l’unica con una forcella da 120 mm spiegano questo comportamento, con un plus dato dalla grande rigidità del compatto e generosamente dimensionato telaio. “Pompare” la Fuel nel guidato o fra un ostacolo e l’altro è un gioco divertentissimo, con l’unico rischio di farsi prendere la mano andando oltre i propri limiti. Ancor più sorprendente è come non si paghi pegno nei tratti sconnessi, dove la sospensione posteriore si fa un baffo dei relativamente pochi millimetri a disposizione e copia il terreno senza batter ciglio.

L’anteriore è un filo più nervoso, anche perché i soli 120 mm di corsa abbinati all’angolo sterzo piuttosto chiuso suggeriscono un settaggio ben sostenuto della forcella. Aiutati dal diametro delle ruote, si mantiene così un buon margine di sicurezza anche sul ripido, dove comunque conviene scegliere linee più pulite rispetto a quelle concesse dalle concorrenti con geometrie più discesistiche. Personalmente non amo le forcelle “loffie”, e dover girare con un setting di quel tipo non mi ha dato alcun fastidio, mentre altri tester hanno trovato l’anteriore un po’ stancante sui fondi rotti. I tratti più ripidi fanno apprezzare anche quei 2 cm di spacer lasciati sotto lo stem che in salita sono costati qualche contorsionismo di troppo.

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La comprerei?

Durante i giorni di test mi sono spesso chiesto quale fra le sette bici con ruote da 29” avrei volentieri messo nel mio garage. Per quanto la Fuel sia quella che più mi ha fatto divertire sui sentieri di Punta Ala, paradossalmente non l’avrei scelta proprio perché… ”troppo trailbike”. Mi spiego meglio: come bici da affiancare al modello da enduro che utilizzo abitualmente, quindi per giri con discese non troppo tecniche, preferirei le doti di scalatrice e l’impressionante reattività della Ibis Ripley. Come bici unica la scelta cadrebbe invece sulla Hightower, accettando di pagare qualcosa in salita in favore di maggiori prestazioni discesistiche e della possibilità di affrontare con più sicurezza le discese tecniche che a me piacciono particolarmente. Se però dovessi consigliare una trailbike molto divertente ed equilibrata, la Fuel sarebbe indubbiamente una candidata.

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