[Video e Foto] Iceland Divide: la nuova avventura di Montanus

[Video e Foto] Iceland Divide: la nuova avventura di Montanus


[Comunicato stampa]  –  Iceland Divide è il nuovo film di Montanus, che racconta la traversata da parte di Giorgio e Francesco di uno degli ambienti più estremi del pianeta, le Highlands islandesi. L’idea di questa spedizione, eseguita in autosufficienza e a bordo di fatbike, è scaturita dalla voglia di esplorare l’unica parte emersa della catena montuosa più lunga del mondo, la Dorsale Medio-Atlantica. La rotta di 554km, eseguita da nord a sud, attraversa una terra plasmata nel corso dei secoli dall’incessante lavoro di fuoco e ghiaccio, dominata da deserti vulcanici, ghiacciai sconfinati e paesaggi ultraterreni. Anche stavolta i due amici abruzzesi hanno filmato questa avventura in totale autonomia, descrivendo una terra dall’incommensurabile desolazione e dall’avvincente bellezza.

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  1. Bellissimo !! L’anima più autentica della mtb: l’esplorazione. Apprezzo molto anche la scelta della fat bikes, qualche volta uso la mia per lunghi viaggi e mi trovo benissimo, è come viaggiare in pullman 🙂

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    1. Grazie! La fat è comoda e soprattutto nei tratti in cui il terreno è veramente ostico ti permette di avere controllo e grip per superare ogni ostacolo. considera che abbiamo pedalato il 99% dei 554 km che dal nord dell’Islanda ci ha portato fino nella cittadina di Vik, il piunto più a sud dell’Isola. Inoltre grazie alla larghezza generosa delle gomme (4.8), che assicuravano un grip ottimale sulle pietre smosse, abbiamo attraversato in bici quasi tutti i guadi dei fiumi.

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    1. Grazie mille… certo, se si considera la fatbike per come è stata intesa in Italia e in buona parte del mondo (un giocattolone), anche noi non l’avremmo presa in considerazione… . Ma la route che abbiamo scelto attraversa la parte più remota delle Highlands islandesi, dove le mtb normali avrebbero non poche difficoltà, soprattutto cariche con 10 giorni di cibo. Non a caso i fuoristrada dei locals islandesi e anche i mezzi di soccorso, hanno gomme enormi, in cui regolano la pressione a seconda delle necessità, attraverso un sistema pneumatico che azionano direttamente dall’abitacolo.
      Poi per carità si può scegliere anche di andare con le bici gravel, ma per metà route si è costretti a fare trekking. Dipende fin dove si è disposti a scendere a compromessi! 😉

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      1. Hai detto bene, da noi la fat è concepita solo per neve e sabbia ma in realtà il range di utilizzo di questa bici è ben più ampio di quanto si creda e sopratutto è molto più pedalabile di quanto si creda, basta provarla senza pregiudizi o preconcetti

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        1. Esatto! Purtroppo molte delle fat che ci sono/c’erano in giro, soprattutto in Italia, sono più il frutto di richieste ludiche di mercato (a suo tempo, non ora), che non una scelta maturata e cosciente per muoversi su terreni particolarmente ostici. Nel nostro paese le fat hanno vita difficile perchè non è diffusa la cultura dell’outdoor in bici, che è cosa ben diversa che “andare in MTB”… ma questo è altro discorso. Di base la gente ignora il vero fine delle fatbike, perchè, in tutta sincerità, non ne ha bisogno. Come ogni cosa, se l’acquisti soltanto perchè ti piace, prima o poi finisce in cantina o sul mercatino. 😉

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  2. super!!!! anch’io m’ iscrivo al club degli invidiosi. L’unica pecca del video è la mancanza del suono , risulta un pò troppo pubblicitario….cmq lo sapete bene voi quello che avete passato….bravi bravi

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    1. Grazie per i complimenti! Per quanto rigurada il video, ci sono diversi modi di impostarlo. La parte filmata in Islanda è volutamente priva di suono o quasi, è più un insieme di flashback di quell’esperienza montati in sequenza rapida, altrimenti rischi che ti addormenti davanti al monitor… Essendo quasi tutte le scene pedalate e a ritmi blandi il suono risulta poco presente, anzi spesso sarebbe stato completamente assorbito da quello del vento, onnipresente. Ricordiamoci che la maggior parte dei video di MTB, di cui la maggior parte gravity e con scene di velocità, hanno una troupe al seguito e a volte anche un tecnico audio. In più qui le condizioni climatiche non sono delle più semplici e per 9 giorni devi contare solo su te stesso… per la tua vita e quella delle batterie! 😉

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  3. bellissimo.
    mi piacerebbe avere qualche info in più sulla logistica di un viaggio del genere, come si organizza, cose importanti e consigli…
    l’unica cosa che non ho capito è se il video che si vede è un trailer di un film più lungo o il film in se

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    1. Ciao, questo è un corto, la sintesi di quello che è stata la traversata dell’Islanda lungo i 554km che ci hanno portato dalla costa nord a quella sud, attraverso le Highlands. Fare un film che racconti per filo e per segno tutta la traversata non avrebbe avuto senso… un po’ come quando una coppia appena sposata ti inviata a casa propria per mostrarti le 1999 foto tutte uguali del proprio matrimonio… loro super eccitati tu con due OO tante! LOL
      Per quanto riguarda i consigli ci vorrebbe un sito apposito (esiste) ma di base è l’esperienza e un po’ d’ingegno che ti fa acquisire dimestichezza con la logistica e il materiale necessario. Quest’ultimo ad esempio è un fattore personale, c’è chi è minimalista (e viaggia leggero) e chi non rinuncia neanche al superfluo (e viaggia pesante). Dare quindi certi consigli ha un’importanza relativa, perchè spesso ognuno ha il suo metodo e difficilmente si adatta a quello di un altro. C’è un sito di riferimento per il bikepacking in cui abbiamo condiviso tutte le info più importanti e la traccia GPS per chi volesse replicare la traversata dell’Islanda 😉

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    1. Ciao e grazie per la domanda tecnica. Abbiamo ultizzato dei sandali da outdoor specifici per le attività in acqua,. Hanno una suola resistente e con ottimo grip, la protezione per le dita dei piedi, il velcro sul collo per tenerli ben saldi e una retina nella parte superiore che si asciuga facilmente (anche se in Islanda è servita a poco visto che eravamo sempre sotto la pioggia). Alcuni guadi, come divevo in un altro commento, li abbiamo superati pedalando (con scarponcini in goretex), grazie ai gommoni da 4.8 che avevano un ottimo grip e una notevole impronta per avanzare sul fondale irregolare e smosso dei fiumi islandesi. (Al minuto 4:58, dove c’è il guado con la cascata, si notano bene i sobbalzi della bici durante l’attraversamento).
      Alcuni guadi però bisogna affrontarli a piedi ed è facile farsi male, sia per la corrente che ti trascina via, che per il notevole peso della bici e per il fondo infido e cosparso di sassi. C’è seriamente il rischio di farsi male! Un taglio, una storta o, peggio, una frattura, sono sempre dietro l’angolo (o sott’acqua se preferisci) e oltre alla difficoltà di chiamare soccorsi (non avevamo sistemi satellitari) avrebbe significato abortire la spedizione… Pochi grammi in più sulla bici possono salvarti i piedi o, se preferisci, anche il qlo! 😉
      Se hai/avete altre domande tecniche, chiedete pure. Ciao

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  4. E' da quando sono stato in Islanda 2 anni fa (in auto) che sogno un viaggio come il vostro. Complimenti vivissimi ragazzi, una grande avventura vissuta con lo spirito giusto !
    E complimenti anche per il sito che mi sono guardato per bene 😉

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    1. Noi, l’Islanda l’avevamo vista solo in cartolina… e quei posti ci avevano stregato, forse perchè sembravano appartenere ad un altro pianeta. Dovevamo andarci ed esplorare la parte più remota.
      Ciao e grazie per i complimenti!

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